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Brescia 2 luglio 2010
Un’idea sana di comunità
di Adriano Bianchi
Nella sua lettera pastorale il vescovo Monari offre alla società bresciana un’idea di comunità da spendere per il bene della città. La offre per una lettura cristiana, ma anche “laica” del vivere insieme.
Un ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti presenti a Siena racconta con una serie di allegorie il Buon governo e il Cattivo governo e i loro effetti. Sono la prima raffigurazione di un governo borghese e laico nella storia occidentale con tanto di programma. Un dipinto che non contiene elementi o simboli religiosi, una rappresentazione “laica”, come si direbbe ai giorni nostri, ma ispirato dalla tradizione cristiana dominante di quei tempi. Quando Lorenzetti li realizzò, fra il 1337 e il 1339, all’interno del Palazzo Pubblico di Siena, la città era retta dai “Nove”, scelti soprattutto fra i banchieri e i grossi mercanti. Le frequenti sommosse, dovute a una precaria situazione politica, a carestie ed epidemie, tendevano al rovesciamento di quel regime. In una situazione così instabile la commissione dell’affresco volle essere un manifesto politico, di propaganda dei governanti, di rassicurazione perché i cittadini si convincessero di essere ottimamente guidati e, insieme, di minaccia verso chi avesse provato a manifestare il suo dissenso. Aldilà della sua bellezza, il dipinto si presenta come lingua comune fra chi ammaestra e chi ascolta, dipanando in uno spazio geografico le diverse parti della dimostrazione. A noi oggi fornisce una miniera di informazioni esattamente come fosse un testo scritto, ma soprattutto una fonte da leggere e meditare davanti a una situazione sociale che, con le dovute differenze, vive tensioni, conflitti e soprattutto la fatica a riconoscersi in “comunità”, in “una lingua comune per vivere”. Sarà, infatti, per via della frammentazione dei rapporti e l’individualismo dominante, sarà per la fine del concetto di prossimità e di vicinanza, sarà per l’incapacità di costruire relazioni stabili, sarà che non ci sentiamo impegnati e affascinati a perseguire progetti comuni, sarà che è in crisi il nostro rapporto di fiducia con chi ci guida... L’esito è di un certa insicurezza e solitudine nel cammino presente e futuro. Cosa fare? A chi guardare per ritrovare ragioni di vita e speranza? Dove ritrovare un’anima per la città? Il vescovo Monari offre ai bresciani in questi giorni la sua Lettera pastorale sul tema della comunità cristiana. Il titolo “Tutti siano una cosa sola” trae spunto dal Vangelo di Giovanni (Gv 17,21). Un testo in continuità con quelli precedenti dedicati alla Parola di Dio e all’eucaristia: una trilogia sugli aspetti fondamentali della vita cristiana. Ma che c’entra questo testo con la vita della città? Forse la Lettera tradirà le attese di chi si aspetta prese di posizione circa la situazione sociale e politica. Magari qualcuno cercherà un’analisi dei mali e dei beni odierni come nel dipinto di Lorenzetti. Il Vescovo, invece, parla della comunità cristiana, cioè della Chiesa, della sua origine, del suo senso e della sua immagine nel mondo. Una Chiesa, comunità dei credenti in Gesù, chiamata a “dare forma” all’amore di Dio nella logica del servizio. Monari ne indica le dinamiche decisionali, lo stile delle relazioni, il primato della comunione e degli ultimi, la forza della testimonianza dei suoi santi. Una Lettera che è anche tanto concreta per la vita di parrocchie, preti, laici e consacrati e che apre le strade del futuro della Chiesa bresciana. Ma potrebbe non essere solo questo. Lo stile del vescovo Luciano ancora una volta ci cattura e sorprende. In un tempo in cui il volto bello della Chiesa fatica a venire alla luce, parlando di comunità e comunione, il nostro Pastore offre a tutta la società bresciana un’idea sana di comunità da spendere per il bene comune della città degli uomini. La offre con mitezza, con chiarezza e convinzione. La offre per una lettura cristiana, ma anche “laica” del vivere insieme. |
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