Mons. Mosè Tovini, beato

 
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Nasce a Cividate Camuno, il 27 dicembre 1877, primo di otto fratelli. Suo padre è il ragionier Eugenio e, sua madre, la maestra Domenica Malaguzzi di Breno.
Padrino di battesimo è lo zio, l'avv. Giuseppe Tovini. A cinque anni, essendo d'intelligenza precoce, con l'aiuto della mamma, inizia il primo biennio di scuola elementare. Completerà il corso di 4 anni a Breno. Nel 1884 riceve la santa Cresima. A 9 anni, Mosè lascia la casa paterna per frequentare l'Istituto ginnasiale "Ven. Luzzago" di Brescia ed è ospite in casa dello zio, l'avv. Giuseppe Tovini. Il 14 novembre 1886, Mosè riceve la prima Comunione.

Nel 1889, Mosè è affidato al Collegio S. Defendente di Romano Lombardia per completare gli studi ginnasiali. Qui incontrò un compagno, Domenico Menna, che gli fu amico per tutta la vita. Nel 1891, in collegio, si celebrò solennemente il 3° centenario della morte di S. Luigi: i due studenti bresciani furono affascinati dall'angelico Santo, tanto che si parlò tra di loro di vocazione al sacerdozio. Mosè si consigliò con il padre, che lo dissuase.

Per il liceo, i genitori decidono di affidare Mosè al Collegio di Celana, in provincia di Bergamo, ma lui si sente isolato, non legando molto con i compagni che erano di tutt'altro stampo. E un certo giorno di marzo scoppiò la tempesta. Il tutto era dovuto a un compito di matematica che solo il Tovini eseguì, mentre tutti gli altri si erano astenuti in ribellione al professore. La cosa venne scoperta, ci fu una rampogna severa del professore a cui seguì una ritorsione della scolaresca contro il Tovini, che dovette subire una gragnola di pugni e calci. Mosè scrisse alla mamma, la fece venire in collegio e, dopo aver chiarito ogni cosa con il direttore, ritornò a casa dicendo di aver deciso di rispondere alla vocazione sacerdotale.

Entrare in Seminario ad anno ormai incominciato non fu facile, tuttavia, anche per i buoni uffici dello zio Giuseppe, fu possibile. A fine anno, i Superiori lo invitarono a domandare di vestire l'abito clericale anche durante le vacanze. Tornato a Cividate Camuno, i ragazzini incominciarono a chiamarlo "don Mosè" e "don Mosè" restò per tutta la vita. Nel secondo anno corso liceale, i genitori di Mosè, preoccupati per la sua salute, ottennero dal rettore che il loro figlio, pur frequentando il Seminario, rimanesse alloggiato presso la casa dello zio Giuseppe, cosicché poté ammirare lo zelo del suo padrino come laico impegnato nell'Azione Cattolica. A fine anno di terza liceo, il seminarista Tovini fu ammesso alla tonsura e ricevette pure i due primi ordini minori: ostiariato e lettorato. Finito il liceo in Seminario, data la giovane età, i genitori  di  Mosè  ottennero dal  rettore  che  il figlio  conseguisse  la  licenza  liceale presso la scuola pubblica. Il 16 gennaio 1897, muore improvvisamente lo zio Giuseppe. Mosè, come unico maggiorenne in casa, conforta la zia e le cugine e si presta a disporre tutto per il funerale, che rivelò la fama di santità di cui era circondato l'avv. Giuseppe Tovini.

In quell'anno, al compimento del 20° anno, in maggio fu dichiarato abile e in ottobre fu arruolato nel 90° Fanteria a Brescia. Durante la vita militare non mancarono episodi singolari della virtù del Tovini, come quando fece tacere un ufficiale che bestemmiava continuamente. Nel congedarsi, il 31 ottobre 1898, col grado di sergente ritorna in famiglia e istituisce in parrocchia, col permesso dell'arciprete, l'Opera del Pane di S. Antonio. Il 27 maggio 1899, ricevette il suddiaconato. Durante le vacanze fu di grande aiuto alla mamma nell'assistere la sorella Olga, ormai cieca, che morirà l'8 dicembre del 1899. Il 10 marzo 1900, ricevette l'ordine del diaconato. Il 9 giugno 1900, a 22 anni, sei mesi e dodici giorni, con dispensa della Congregazione del Concilio, Mosè Tovini è consacrato sacerdote nella Cattedrale di Brescia. Il giorno dopo celebrava solennemente la prima Messa a Cividate Camuno. Lo zio, l'avv. Giuseppe Tovini, diceva al nipote, quando si parlava del suo futuro, per celia: "Diventerai cappellano di Astrio!" e così fu. Vi si reca ai primi di luglio.

Don Mosè era assai contento del suo posto, tanto che si era accordato con il sindaco di Breno, d'intesa col parroco, di assumere l'insegnamento nella scuola elementare in paese. Ma il vescovo lo destinava, tramite lettera del rettore del Seminario, agli studi a Roma: entro il 31 ottobre doveva essere nel Seminario Lombardo, al fine di frequentare l'Università di Stato per conseguire la laurea in Matematica e la Gregoriana per la laurea in Filosofia.

I suoi quattro anni di studi a Roma sono pieni d'impegno nella preghiera, nello studio e in un umile, ma fervido, apostolato fatto di catechesi, di assistenza religiosa e di carità ai fanciulli e alle famiglie più povere dell'Agro Romano. In particolare avvicina i compagni di studio della Statale, specie i non credenti ed alcuni ebrei. Nel luglio del 1904, il Tovini conclude i suoi studi, conseguendo più lauree: di Matematica con diploma in Magistero, di Filosofia e licenza in Teologia.

Già dal 1900, tramite il chierico Rinaldo Giuliani, suo amico, il Tovini era venuto a sapere che il vescovo, mons. Giacomo Corna Pellegrini, voleva aprire una Casa che fosse in Brescia la sede della Congregazione dei Sacerdoti Oblati, che inizierà ufficialmente  nel 1905. Il Tovini  coltivò la  vocazione di o blato, al punto  che finiti gli studi a Roma, ne chiese al vescovo il permesso di entrare nella nuova Congregazione. Difatti, alla fine dell'ottobre 1904, entrò nella Casa del Clero quale terzo membro degli Oblati.

Dal novembre del 1904 fino alla sua morte il Tovini fu professore in Seminario. Incominciò con l'insegnare Matematica e Filosofia, poi gli fu affidato Sociologia e Apologetica e, dal 1908 fino alla fine, Teologia Dogmatica. Per ottenere tale cattedra aveva conseguito la laurea a Milano. Il suo stile era fatto di puntualità agli orari, preparazione seria ad ogni lezione, chiarezza e ordine nell'esposizione, discrezione e bontà nell'interrogare e giudicare gli alunni, adesione della mente e del cuore alle verità che insegnava, obbedienza assoluta alle direttive della Chiesa, del Papa e del vescovo. Ma il suo impegno non si limitava alla dottrina, fu soprattutto maestro di vita. Durante le vacanze poi organizzava corsi di religione ai maestri e alle maestre, settimane catechistiche in vari centri, oltre a impegni di ministero nei giorni festivi.

L'11 maggio del 1915, il vescovo lo nominò vicario parrocchiale a Provaglio d'Iseo, essendo il parroco infermo. Per tale incarico ebbe l'esonero dalla chiamata alle armi e così poté continuare a insegnare in Seminario. Morto il parroco, don Pietro Bianchi, il Tovini fu fatto economo. Nel novembre del 1915 muore al fronte, sul Podgora, il fratello Guido, di 26 anni, da poco laureato in legge. Il 1° novembre 1916, per volontà del vescovo assunse, come vicario del parroco che prestava servizio militare, la cura della parrocchia di Torbole. Il 21 dicembre, muore improvvisamente il padre. E l'anno seguente, quando scoppiò la febbre spagnola, il Tovini è al capezzale di ogni ammalato, incurante del pericolo. Rimase vicario a Torbole fino al 16 marzo del 1919.

Finita la guerra, il prof. Tovini, in pieno accordo col rettore, mons. G.B. Pè e con l'approvazione del vescovo, ha una missione da compiere: aiutare i chierici reduci dalla guerra a completare la loro formazione teologica e sacerdotale. Il catechismo, per il Tovini, fu la passione di tutta la sua vita. Da giovane professore collabora con mons. Angelo Zammarchi e Lorenzo Pavanelli all'Opera Diocesana del Catechismo. Inoltre tenne per tutta la vita l'incarico di visitatore dei catechismi della città. È ancora lui che, ogni anno, organizza le gare finali di catechismo in città. Nel 1919 è nominato Vice Priore della Commissione Diocesana del Catechismo, e, creato nel 1926 a Brescia l'Istituto Magistrale di catechismo, ne fu Direttore e Maestro apprezzato fino alla sua morte, preparando centinaia di maestri per le scuole pubbliche. Nel 1926, introdotto l'insegnamento religioso nella scuola, il vescovo nomina il prof. Tovini ispettore cittadino, assieme ad altri, incaricato della scelta degli insegnanti, dei rapporti con le autorità scolastiche e della vigilanza.

Nel 1921, dovendosi sostituire mons. Emilio Bongiorni come assistente della Giunta diocesana dell'Azione Cattolica, l'occhio del vescovo cade sul prof. Tovini, che già da qualche anno collabora alla formazione dei giovani di Azione Cattolica, ospitando i corsi festivi presso la Casa del Clero dei Padri Oblati. Il Tovini estende alla diocesi i corsi festivi per Propagandisti di Azione Cattolica, stampando per loro una piccola guida, molto preziosa. Nel 1922, sotto suo impulso, con la collaborazione di don Giuseppe Schena, si dà principio in diocesi al movimento degli Uomini di Azione Cattolica.

Nel 1923, nonostante la sua riluttanza, il vescovo lo nominò Canonico della Cattedrale. Inoltre  ebbe l'incarico di Vice Officiale del  tribunale ecclesiastico, di Esaminatore sinodale e di Censore dei libri. Per il suo XXV0 di ordinazione sacerdotale mons. Tovini non poté evitare le varie celebrazioni che confratelli e amici gli improvvisavano. In quell'anno non mancò la croce: una grave e ingiusta offesa da parte di un periodico, "Fede e ragione", pubblicato a Firenze, che, polemizzando sull'omaggio alla tomba del Milite ignoto tributato dal pellegrinaggio dell'Azione Cattolica di Brescia, si permetteva di richiamare mons. Mosè Tovini "alle nobili e religiose tradizioni della famiglia Tovini, che si glori dell'avv. Giuseppe, intrepido difensore dei diritti della Santa Sede". Il Tovini, come suo stile, non prese le difese, ma lo fece per lui mons. Emilio Bongiorni, vescovo ausiliare, che pubblicò sul giornale una lettera che lo lodava e lo ringraziava, anche a nome della diocesi. Sempre nel 1925, fece l'atto d'offerta di se stesso al Cuore Misericordioso di Gesù.
Nel 1926, mons. Tovini fu chiamato dal vescovo all'importante incarico di rettore del Seminario, che egli giudicava superiore alle sue forze. Si presentò ai chierici parlando dei 3 candori che debbono riempire il cuore del candidato al sacerdozio: l'Eucarestia, la Vergine Immacolata e il Papa. Il suo rettorato si distinse per l'incremento della pietà. Curò la spiritualità del mese di maggio dedicato alla Madonna, e quello di giugno, al S. Cuore di Gesù, di cui fece mettere la statua nell'ingresso del Seminario. Con il suo culto del dovere aumentò il vero senso della disciplina. Non mancavano i richiami, fatti con le lacrime agli occhi del rettore. I chierici potevano incontrare sempre il rettore e l'accoglienza era paterna. Dopo un inizio tranquillo cominciò a montare una campagna di denigrazione, perché il rettore era troppo buono e la sua carità fu giudicata, a torto, ingenuità, bonarietà e, perfino, inettitudine ai compiti educativi del Seminario. Ma mons. Tovini era preoccupato di avere la piena confidenza dei chierici e così poter vagliare serenamente la vocazione al sacerdozio. E, quindi, silenziosamente tollerava le critiche dei suoi collaboratori immediati, sopportando tutto. Nelle angustie di così penosa situazione il rettore aprì l'animo al suo vescovo, disposto a cedere l'incarico ad altri. La risposta del vescovo, decisa, com'era nel suo carattere, fu: "La porto io la mia croce, porta anche tu la tua". E mons. Tovini la portò fino alla fine.

In quel periodo non gli mancarono altre prove dolorose che egli accettò come perfezionamento del suo amore alla croce: l'infermità del fratello Leone, colpito da paralisi, ancora giovane e con quattro figli; come pure la morte improvvisa della mamma, sua intima confidente e della quale aveva quasi un culto. Nel novembre del 1929, mons. Tovini venne eletto Direttore dell'Unione Apostolica Diocesano del Clero e nominato dal vescovo predicatore dei ritiri a Casa del Clero. Contemporaneamente si manifestarono i primi segni esterni di malattia: tosse insistente e insonnia, che cominciarono a minare la sua salute da sempre molto delicata. Nonostante questo, proseguì con il suo stile di mortificazione. Ciò aggravò il suo stato di salute, a tal punto che, il 23 gennaio fu ricoverato all'ospedale Fatebenefratelli. Gli fu diagnosticata la  polmonite bilaterale. Il giorno 27, richiese al suo direttore spirituale da sempre, mons. Agostino Pedrotti, gli ultimi sacramenti in piena lucidità e serenità di spirito. Il giorno 28, alle 10 e 45, dopo pochi minuti di smarrimento e affannoso respiro, quasi inaspettatamente, rese l'anima al Padre. Aveva 52 anni e 32 giorni. In giornata, la salma fu trasportata in Seminario. Quella sera il vescovo, mons. Giacinto Gaggia, compilando il suo diario di giornata, scriveva con rimpianto: "Stamattina circa le 11 mancato Mgr. Tovini. Preghi affinché trovi un rettore che gli assomigli". Per tutto il 29 gennaio fu un ininterrotto pellegrinaggio di visite. Tra i primi a giungere ci fu mons. Domenico Menna, vescovo di Mantova, il quale, dopo il commosso suffragio, raccomandò all'amministratore di procurare a sue spese una cassa da morto ben robusta, "perché non mi meraviglierei che Tovini faccia grazie e venga col tempo glorificato dalla Chiesa". Il giorno dopo, alle ore 9, iniziarono i solenni funerali. Si svolsero dal Seminario alla Cattedrale, dalla Cattedrale a porta Milano. Celebrò la messa di suffragio mons. Agostino Pedrotti, arciprete del Capitolo. Le esequie le impartì il vescovo, mons. Giacinto Gaggia. Nel pomeriggio, con la partecipazione di oltre cento sacerdoti, venuti da tutta la Valle Camonica, e di una folla immensa, si svolsero i funerali a Cividate Camuno.

Dopo la sua morte p. Rinaldo Giuliani andava raccogliendo testimonianze e documenti per un'eventuale biografia, che si mise alacremente a scrivere. Avrebbe voluto pubblicarla, ma tutto fu interrotto per la sua tragica morte, avvenuta il 29.1.1945 nel bombardamento della canonica di Gavardo, dove si trovava a predicare il Triduo.

Ma la memoria di mons. Tovini, col passare degli anni, anziché decrescere, aumentava nel cuore di coloro che erano stati i suoi alunni, in particolare di don Angelo Bertoni, che ebbe l'incarico di stendere la biografia: nel 1956 era già pronta. La biografia fu impreziosita dalla prefazione di mons. Giovanni Battista Montini, allora arcivescovo di Milano, che metteva a fuoco il carisma dell'antico, ma mai dimenticato, maestro.
La biografia ebbe un'accoglienza entusiasta, al punto che convinse il vescovo, mons. Giacinto Tredici, a firmare il 29 gennaio 1963 il decreto di costituzione del tribunale per il Processo Informativo. Gli atti del processo furono inviati a Roma nel 1972. Dopo aver visionato gli atti, la Congregazione ritenne che fosse necessario completare, con altri documenti e testimonianze, la figura del Servo di Dio. Pertanto, per impulso di mons. Pietro Gazzoli, è stato costituito presso l'Archivio degli Oblati, al Santuario delle Grazie in Brescia, il 'Fondo don Mosè'.
Nel frattempo, il 2 luglio 1967, al pomeriggio, in corteo con in testa il vescovo, mons. Luigi Morstabilini, le spoglie mortali di mons. Tovini erano state trasportate dal cimitero alla chiesa parrocchiale.

Per intercessione del Servo di Dio, dopo tante grazie, è stato ottenuta la guarigione straordinaria del sacerdote don Giovanni Flocchini, emerito parroco di Comero. Per l'esame del presunto miracolo, il vescovo, mons. Bruno Foresti, ha nominato il tribunale, che ha operato dal 9 giugno 1986 al 10 aprile 1987. Gli atti spediti alla Congregazione delle Cause dei Santi sono ora all'esame della Commissione medica.
Dapprima la Congregazione delle Cause dei Santi, con decreto del 15 ottobre 1981, aveva autorizzato il "Processo Cognizionale" secondo le nuove norme. Il vescovo, mons. Luigi Morstabilini, costituisce un nuovo tribunale, che inizia il suo lavoro il 24 maggio 1982 e termina il 4 maggio 1984. Il Processo Cognizionale è stato dichiarato valido il 14 giugno 1991. Dagli atti inviati alla Congregazione delle Cause dei Santi è stata elaborata la 'Positio super virtutibus' in data 25 novembre 1994. Su di essa si sono pronunciati i 9 consultori teologi, che, nel Congresso Peculiare del 8 novembre 2002, unanimemente hanno riconosciuto nel Servo di Dio "una esemplare figura di sacerdote diocesano". Il 12 dicembre 2002 è stato nominato il Ponente della Causa nella persona del cardinale Agostino Cacciavillan. Il 7 gennaio 2003 è stata tenuta la Sessione Ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi, che hanno riconosciuto che il sacerdote Mosè Tovini ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse. Il 12 aprile 2003, il Santo Padre ha reso pubblico il decreto per l'eroicità delle virtù, proclamando Mons. Mosè Tovini Venerabile.
Per intercessione del Servo di Dio, dopo tante grazie, è stato ottenuta la guarigione straordinaria del sacerdote don Giovanni Flocchini, emerito parroco di Co¬mero. Per l’esame del presunto miracolo, il vescovo, mons. Bruno Foresti, ha nominato il tribunale, che ha operato dal 9 giugno 1986 al 10 aprile 1987, inviando gli atti alla Congregazione per le Cause dei Santi.
Il 1.04.2004, dopo un primo pronunciamento sospensivo con richiesta di alcuni chiarimenti, la Consulta Medica ha concluso che la modalità della guarigione è stata “rapida, completa e duratura, scientificamente inspiegabile” con 5 voti su 5 dei componenti.
Il 17.07.2004 si è riunito il Congresso Straordinario dei Consultori teologi, che con voto affermativo, 6 su 7, ravvisavano nel guarigione ‘un miracolo’…’operato da Dio per intercessione del Ven. Servo di Dio Mosè Tovini’. Medesimo giudizio positivo veniva espresso, il 1.02.2005, nella Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e dei Vescovi; Ponente della causa l’Em.mo Cardinale Agostino Cacciavillan.
Di tutto questo fu fatta quindi dettagliata relazione al Sommo Pontefice, Benedetto XVI, dal Cardinale Prefetto della Congregazione. Sua Santità, avendo accolto i pronunciamenti della Congregazione delle Cause dei Santi e avendoli convalidati, ha dichiarato con decreto, il 19 dicembre 2005, che la guarigione rapida, completa e duratura del sacerdote Giovanni Flocchini da ‘adenoma-carcinoma gastrico con metastasi in quattro linfonodi, classificabile come T3-N2-M0, in soggetto con grave cardiopatia’ è sicuramente un miracolo compiuto da Dio per intercessione del Ven. Servo di Dio Mosè Tovini.
Di questo decreto Sua Santità ordinò che si facesse comunicazione di pubblico diritto e relazione negli atti della Congregazione.
Con l’approvazione del miracolo si è aperta la strada alla Beatificazione del Ven. Servo di Dio Mons. Mosè Tovini.
Domenica, 17 settembre 2006, alle ore 17, nella Cattedrale di Brescia durante la Celebrazione Eucaristica si è compiuto il rito della Beatificazione del Venerabile Servo di Dio Mons. Mosè Tovini. E’ stata presieduta da S.E. il Cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, appositamente Delegato dal Papa per il rito.
La Cattedrale era gremita dalle autorità locali, da alcuni sindaci della Val Camonica, dai chierici del Seminario diocesano, dalle rappresentanza delle religiose, dell’Azione Cattolica e delle parrocchie della diocesi, tra cui spiccavano quella di Cividate Camuno e di Breno. Altri fedeli, che non potevano essere accolti in Cattedrale, hanno seguito la celebrazione nel Duomo Vecchio, dove era sistemato uno schermo gigante collegato in diretta con il Duomo Nuovo. La cerimonia è stata trasmessa in diretta dall’emittente televisiva Teletutto.
Dopo l’accoglienza del Delegato pontificio in Duomo nuovo, con l’aspersione dell’assemblea e breve Visita al SS. Sacramento, è iniziato dal Duomo Vecchio il corteo dei celebranti composto dai diaconi permanenti, dai duecento sacerdoti diocesani, dai vescovi: Giulio Sanguineti, Francesco Beschi, Vigilio Mario Olmi, Bruno Foresti, Giacomo Capuzzi, Luigi Ventura, Domenico Sigalini, Luigi Belloli, dal card. Giovanni Battista Re e dal Delegato pontificio.
Subito dopo l’atto penitenziale è iniziato il rito della beatificazione, che si è aperto con la supplica del vescovo di Brescia, mons. Giulio Sanguineti. Al suo fianco assistevano il postulatore della causa, mons. Vittorio Formenti, e il vicepostulatore don Santo Matteo Ongaro. Poi sempre il vescovo ha dato lettura di una breve biografia del Venerabile Servo di Dio. E’ seguita la lettura da parte del Delegato Pontificio della Lettera apostolica del Papa Benedetto XVI, con la quale concedeva “che il Venerabile Servo di Dio Mosè Tovini, presbitero, d’ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal Diritto ogni anno il 9 giugno”. L’assemblea ha acclamato la Lettera apostolica con il canto dell’Amen. Si è poi proceduto allo scoprimento dell’immagine del nuovo Beato, salutata con caloroso battimani. Intanto veniva portata davanti all’immagine del Beato una sua reliquia dal canonico mons. Ivo Panteghini. Si procedeva pertanto da parte del Delegato pontificio all’incensazione della reliquia. Il vescovo di Brescia poi ha espresso il suo ringraziamento al Santo Padre e al Delegato Pontificio. La solenne celebrazione è proseguita normalmente con la colletta propria del Beato e le letture della domenica XXIV del Tempo Ordinario. L’omelia è stata tenuta dal Delegato pontificio, il quale, dopo aver illustrato la spiritualità del nuovo Beato, ha affermato: “Il Signore ce lo ha donato perché ritorni ad essere nella Chiesa bresciana modello di vita sacerdotale, maestro di vita cristiana in tempi non facili, fulgido segno della continua assistenza dello Spirito Santo”. La celebrazione è proseguita in tutta solennità. Prima della benedizione, il padre oblato Alessandro Tomasoni, decano del presbiterio diocesano e discepolo del Beato, ha espresso un vivo ringraziamento alla Trinità Beata, al Santo Padre, al Delegato pontificio, ai vescovi presenti, a mons. Vigilio Mario Olmi, presidente del Comitato per la beatificazione, e al postulatore.
D’ora in poi la diocesi di Brescia potrà contemplare la sublime santità nella vita semplice, austera e nascosta del beato Mosè Tovini e per sua intercessione ottenere che i bresciani diventino credenti illuminati e sapienti, testimoni fedeli e oranti perché la Chiesa bresciana sia arricchita del prezioso dono di nuove vocazioni.

Mons. Mosè Tovini è autore delle seguenti brevi pubblicazioni:
Cenni di Economia sociale, Brescia, Tipografia e Libreria Queriniana, 1907, p. 30.
Ore di sollievo, Bergamo. Stab. Aless. & Frat. Cattaneo, 1908, p. 40.
Cosmogonia vorticosa, Brescia, Stab. Tipografia F. Apollonio, 1913, p. 20.
Lezioni di storia delle religioni, Brescia, Tipografia e Libreria Vescovile Queriniana, 1914, p. 100.
Appunti di apologetica per i propagandisti, Brescia, Industrie Grafiche G. Conti e C., 1921, p. 40.
Appunti di sociologia per i propagandisti, in collaborazione con Pietro Santi, Brescia, Scuola Tipografia Figli di Maria Imm., 1921, p. 32.
Le verità della fede, fascicolo I-II, Brescia, Queriniana 1924-25, p.60 – p.56.

Bibliografia
BERTONI ANGELO, SERVO DI DIO MOSE’ TOVINI, Brescia, Pavoniana, 2.a Ed. 1972, p. 434.
BERTONI ANGELO, Lo Spirito del Servo di Dio MOSE’ TOVINI, Lovere, Tipografia Bianchetti, 1977, p. 38.
GAZZOLI PIETRO, don MOSE’ TOVINI, Brescia, Edizione del Moretto, 2.a Ed. 1982, p. 210.
A cura FONDO DON MOSE’, DON MOSE’, IERI E OGGI , stampato in proprio, 1989, p. 44.
A cura del Comitato Diocesano per la causa di canonizzazione, Don Mosè Tovini negli scritti del Vescovo Pietro Gazzoli, N. 9 Istituto di cultura “G. De Luca”, Brescia, Stampa M. Squassina, 2000, p. 90.
A cura della Postulazione, DON MOSE’, n. 32 fascicoletti, dal 1979 al 1990.
FRANCO FRASSINE, MOSE’ TOVINI, La santità nel quotidiano, Istituto di cultura “G. De Luca”, Stampa M. Squassina, Brescia, aprile 2006, p. 154.