Ufficio Liturgico
 
  ( 32 Kb ) Scarica il documento in formato DOC
 
INDICAZIONI DEL MAGISTERO SULLA
NATURA E LE FINALITÀ DELLA SCHOLA NELLA CELEBRAZIONE LITURGICA
 
1) Costituzione liturgica
  n. 114: Si conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della Musica Sacra. Si promuovano con impegno le scholæ cantorum specialmente presso le chiese cattedrali; i Vescovi e gli altri pastori d’anime curino diligentemente che in ogni azione sacra celebrata in canto tutta l’assemblea dei fedeli possa dare la sua partecipazione attiva.
 
2) Il rinnovamento liturgico in Italia (CEI 1983)
  n. 10: Tutta la ricchezza dei ministeri e i diversi compiti dei ministri non dovranno far dimenticare che il vero soggetto della celebrazione è sempre l’assemblea dei fedeli, verità recuperata e ribadita con forza dai nuovi libri liturgici. Questa centralità dell’assemblea costituisce al tempo stesso un diritto e un dovere.
  n. 14: I Vescovi segnalano due precisi compiti ‘tecnici’ dei cori per la liturgia: «Si curi che il coro, pur svolgendo la sua necessaria funzione di guida, coinvolga l’intera assemblea in una più attiva partecipazione».
  Questi due compiti - guida e coinvolgimento dell’assemblea - escludono sia la delega al coro delle prerogative proprie dell’assemblea, sia l’appropriazione di queste prerogative da parte dei cori (Conferenza episcopale piemontese, I cori nella liturgia, 1988, n. 12).
 
3) Principi e norme per l’uso del Messale
  n. 274: Indica quale deve essere il posto del coro. La Schola cantorum, tenuto conto della disposizione di ogni chiesa, sia collocata in modo da mettere chiaramente in risalto la sua natura: che essa cioè fa parte dell’assemblea dei fedeli e svolge un suo particolare ufficio; ne sia agevolato il compimento del suo ministero liturgico e sia facilitata a ciascuno dei suoi membri la partecipazione piena alla Messa, cioè la partecipazione sacramentale.
  Con specifico riferimento alla celebrazione eucaristica è opportuno ricordare quanto stabiliscono i Principi e le norme per l’uso del Messale Romano circa le parti che spettano all’intera assemblea e quelle che possono essere affidate al solo coro.
   
  Canto d’ingresso
«Viene eseguito alternativamente dalla schola e dal popolo, o dal cantore e dal popolo, oppure tutto quanto dal popolo o dalla sola schola» (n. 25).
   
  Kyrie eleison
«Essendo un canto con il quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito viene eseguito da tutti, in alternanza tra il popolo e la schola o un cantore» (n. 30).
   
  Gloria
«Viene cantato da tutta l’assemblea, o dal popolo alternativamente con la schola, oppure dalla schola» (n. 31).
   
  Salmo responsoriale
«Il salmista o cantore del salmo canta o recita i versetti del salmo all’ambone o in altro luogo adatto; l’assemblea sta seduta e ascolta, e partecipa di solito con il ritornello, a meno che il salmo non sia cantato o recitato per intero senza ritornello. Perché il popolo più facilmente possa ripetere il ritornello, sono stati scelti alcuni testi comuni di ritornelli e di salmi per i diversi tempi dell’anno e per le diverse categorie di santi; questi testi si possono utilizzare al posto di quelli corrispondenti alle letture ogni volta che il salmo viene cantato» (n. 36).
   
  Canto al Vangelo
«Può essere iniziato o da tutti, o dalla schola, o da un cantore e, se è il caso, lo si ripete» (n. 37).
   
  Simbolo o professione di fede
«Se viene cantato, si canti normalmente da tutti o a cori alterni» (n. 44).
   
  Processione con le offerte
«Il canto all’offertorio accompagna la processione con la quale si portano i doni: esso si protrae almeno fino a quando i doni sono stati deposti sull’altare. Le norme che regolano questo canto sono le stesse che per il canto d’ingresso» (n. 50).
   
  Preghiera eucaristica: Santo, Anamnesi, Dossologia
«Esige che tutti vi partecipino con le acclamazioni previste nel rito» (n. 55).
   
  Padre nostro
«L’invito o monizione, la preghiera del Signore, l’embolismo e la dossologia con la quale il popolo conclude l’embolismo, si cantano o si dicono ad alta voce» (n. 56).
   
  Agnello di Dio
«Si canta dalla schola o dal cantore l’invocazione Agnello di Dio, alla quale risponde il popolo» (n. 56).
   
  Canto di comunione
«Può essere cantato o dalla sola schola, o dalla schola o dal cantore insieme con il popolo. Ultimata la distribuzione della comunione, il sacerdote e i fedeli, secondo l’opportunità, pregano per un po’ di tempo in silenzio. Si può anche far cantare da tutta l’assemblea un inno, un salmo o un altro canto di lode» (n. 56).
   
4) Le celebrazioni liturgiche nella chiesa Cattedrale
  n. 41 Cost. Lit.: Tutti devono dare la più grande importanza alla vita liturgica della diocesi che si svolge attorno al Vescovo, principalmente nella chiesa Cattedrale: convinti che c’è una particolare manifestazione della Chiesa nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima Eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il Vescovo circondato dai suoi sacerdoti e ministri.
L’Eucaristia episcopale deve essere celebrata in modo esemplare, costituendosi come segno per tutte le celebrazioni eucaristiche parrocchiali.
   
5) Il coro della Cattedrale
  In questa prospettiva il coro della Cattedrale è chiamato a presentarsi come modello per i cori della diocesi sia come esecuzione a livello musicale, sia come attuazione del suo specifico ruolo liturgico.
In questa prospettiva sono da leggersi i problemi concreti del coro stesso: quante volte presta il servizio? Come è finanziato? Come è collegato al progetto celebrativo?
   
6) Indicazione-sintesi del documento Musicam Sacram della Congregazione dei Riti (1967)
  n. 16: Non c’è niente di più solenne e di più festoso nelle sacre celebrazioni di una assemblea che, tutta, esprime con il canto la sua pietà e la sua fede.
 
A cura del Servizio informatico della Curia di Brescia - WebMaster * Servizio Informatico
Valid XHTML 1.0 TransitionalCSS Valido!