La Giornata Mondiale del Malato

 

La Giornata Mondiale del Malato

Perché una Giornata Mondiale del Malato
La GMM 2012: "Alzati e va', la tua fede ti ha salvato!" (Lc 17,19)
Il Messaggio del Santo Padre
I temi dell'Anno nel Sussidio dell'Ufficio CEI per la pastorale sanitaria
Pregare nella XX GMM
La Giornata Mondiale del Malato 2012 a Brescia
Vedi le foto del pontificale 2011 con il Vescovo Luciano

 

 

Perché una Giornata Mondiale del Malato

Non sarebbe sensata una Giornata all'anno per l'ammalato, se non divenisse strumento e occasione per ravvivare l'attenzione quotidiana della Chiesa a chi è sofferente e a chi se ne prende cura, sostenendoli con la propria carità ed affidandoli a Dio per Maria.

Sarebbe insensata una Giornata all'anno per il malato, se non fosse un modo per rimotivare il credente che soffre a vivere ogni suo giorno in comunione con il Cristo, il quale ha sofferto nella Sua vita terrena, ed ancora è Lui che oggi nuovamente patisce nel suo corpo che è la Chiesa (vd Mt 25,40 e Col 1,24).

 

La celebrazione annuale della "Giornata Mondiale del Malato" ha perciò «lo scopo manifesto:


  • di sensibilizzare il Popolo di Dio e, di conseguenza, le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi;
  • di aiutare chi è ammalato a valorizzare, sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza;
  • a coinvolgere in maniera particolare le diocesi, le comunità cristiane, le Famiglie religiose nella pastorale sanitaria;
  • a favorire l'impegno sempre più prezioso del volontariato;
  • a richiamare l'importanza della formazione spirituale e morale degli operatori sanitari e, infine,
  • a far meglio comprendere l'importanza dell'assistenza religiosa agli infermi da parte dei sacerdoti diocesani e regolari, nonché di quanti vivono ed operano accanto a chi soffre».
(Dalla Lettera Istitutiva della della Giornata Mondiale del Malato del Beato Giovanni Paolo II papa, del 13 Maggio 1992)

 

 

La GMM 2012: "Alzati e va', la tua fede ti ha salvato!" (Lc 17,19)

La XX Giornata Mondiale del Malato si celebra l'11 febbraio 2012, memoria liturgica della apparizione della Beata Vergine Maria a Lourdes.

    • La salute, segno che orienta alla ricerca della salvezza

La GMM 2012 è dedicata dal Santo Padre al tema "Alzati e va', la tua fede ti ha salvato!" (Lc 17,19).
Egli, nel suo Messaggio, propone alla nostra meditazione e preghiera l'episodio di guarigione di Lc 17,11-19, il quale «lascia intravedere che la salute riacquistata è segno di qualcosa di più prezioso della semplice guarigione fisica, è segno della salvezza che Dio ci dona attraverso Cristo».

Come dire che "quando c'è la salute, NON c'è tutto", contrariamente a quanto afferma un noto detto.
La salute è un bene secondo rispetto al dono di salvezza, alla vita con Dio.
La salute (ed il benessere, con il quale sempre più si tende a confonderla) rimane un valore, ma non assoluto. Non ciò con il quale sta (e senza il quale cade) il valore ed il senso di una vita.

La guarigione donata dal Signore al lebbroso, però, indica e rivela che il Disegno di Dio è di condurci alla pienezza della nostra vita (vd Gv 10,10). La guarigione fisica orienta alla guarigione globale, integrale, olistica. Il dono della salute è segno che apre alla speranza di partecipare del Dono ben più grande che Dio prepara per coloro che lo accolgono nella Fede: la condivisione della Sua vita divina, la comunione con il Donante, l'esperienza della prossimità di Dio.

Papa Benedetto ci invita, perciò, durante questa Giornata Mondiale, a «porre l'accento sui «Sacramenti di guarigione», cioè sul Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, e su quello dell'Unzione degli Infermi, che hanno il loro naturale compimento nella Comunione Eucaristica».
Il papa osserva, infatti, che «ogni Sacramento esprime e attua la prossimità di Dio stesso , il Quale, in modo assolutamente gratuito, "ci tocca per mezzo di realtà materiali …, che Egli assume al suo servizio, facendone strumenti dell'incontro tra noi e Lui stesso"».

    • Prendersi cura dell'uomo nella sua interezza

La malattia non tocca solamente il corpo (o la psiche) della persona: aggredisce la persona stessa nella sua globalità. Ed anche il prodigio di guarigione non è soltanto un'azione di restitutio ad integrum del corpo, ma sempre punta a toccare tutto l'uomo, in ogni sua dimensione: fisica, psicologica, sociale, compresa la dimensione morale, spirtuale e religiosa, giacché l'uomo è creato «a immagine di Dio» e perciò è uno spirito incarnato, un corpo spirituale. Per questo il Signore si stupisce che, dei dieci guariti, soltanto uno sia tornato a rendere lode a Dio.

Non soltanto l'atto taumaturgico del Cristo coinvolge l'uomo nella sua globalità. Anche l'approccio alla persona malata da parte di chi se ne prende cura - sia che si tratti dell'operatore sanitario sia che si tratti del familiaree o dell'operatore pastorale - se vuole essere corretto, deve mirare a curare tutto l'uomo, non solamente la sua dimensione fisica (ne' solo psichica, o solo spirituale...), ma anche le altre dimensioni della sua umanità. Esige perciò, accanto alla competenza necessaria a scolgere il proprio ruolo, anche l'amore verso il sofferente.

    • In cammino verso il Sinodo Diocesano

Questa Giornata Mondiale del Malato si colloca per noi, cattolici bresciani, all'interno del cammino verso il Sinodo.
Per questa ragione durante le occasioni di preghiera con gli infermi che si realizzeranno a livello diocesano, verrà rivolto – ai sofferenti, alle persone disabili e a tutti coloro che ad essi aprono il cuore – un espresso invito a pregare per il Sinodo perché sia autentica esperienza di Chiesa e fecondo momento di confronto e rinnovamento del nostro modo di vivere la missione che il Signore ci ha affidata.

 

 

Il Messaggio del Santo Padre

«Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!» (Lc 17,19)

Cari fratelli e sorelle!
    In occasione della Giornata Mondiale del Malato, che celebreremo il prossimo 11 febbraio 2012, memoria della Beata Vergine di Lourdes, desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza a tutti i malati che si trovano nei luoghi di cura o sono accuditi nelle famiglie, esprimendo a ciascuno la sollecitudine e l'affetto di tutta la Chiesa. Nell'accoglienza generosa e amorevole di ogni vita umana, soprattutto di quella debole e malata, il cristiano esprime un aspetto importante della propria testimonianza evangelica, sull'esempio di Cristo, che si è chinato sulle sofferenze materiali e spirituali dell'uomo per guarirle.

1. In quest'anno, che costituisce la preparazione più prossima alla Solenne Giornata Mondiale del Malato che si celebrerà in Germania l'11 febbraio 2013 e che si soffermerà sull'emblematica figura evangelica del samaritano (cfr Lc 10,29-37), vorrei porre l'accento sui «Sacramenti di guarigione», cioè sul Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, e su quello dell'Unzione degli Infermi, che hanno il loro naturale compimento nella Comunione Eucaristica.

L'incontro di Gesù con i dieci lebbrosi, narrato nel Vangelo di san Luca (cfr Lc 17,11-19), in particolare le parole che il Signore rivolge ad uno di questi: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!» (v. 19), aiutano a prendere coscienza dell'importanza della fede per coloro che, gravati dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinano al Signore. Nell'incontro con Lui possono sperimentare realmente che chi crede non è mai solo! Dio, infatti, nel suo Figlio, non ci abbandona alle nostre angosce e sofferenze, ma ci è vicino, ci aiuta a portarle e desidera guarire nel profondo il nostro cuore (cfr Mc 2 ,1-12).

La fede di quell'unico lebbroso che, vedendosi sanato, pieno di stupore e di gioia, a differenza degli altri, ritorna subito da Gesù per manifestare la propria riconoscenza, lascia intravedere che la salute riacquistata è segno di qualcosa di più prezioso della semplice guarigione fisica, è segno della salvezza che Dio ci dona attraverso Cristo; essa trova espressione nelle parole di Gesù: la tua fede ti ha salvato. Chi, nella propria sofferenza e malattia, invoca il Signore è certo che il Suo amore non lo abbandona mai, e che anche l'amore della Chiesa, prolungamento nel tempo della sua opera salvifica, non viene mai meno. La guarigione fisica, espressione della salvezza più profonda, rivela così l'importanza che l'uomo, nella sua interezza di anima e di corpo, riveste per il Signore. Ogni Sacramento, del resto, esprime e attua la prossimità di Dio stesso, il Quale, in modo assolutamente gratuito, «ci tocca per mezzo di realtà materiali …, che Egli assume al suo servizio, facendone strumenti dell'incontro tra noi e Lui stesso» (Omelia, S. Messa del Crisma, 1 aprile 2010). «L'unità tra creazione e redenzione si rende visibile. I Sacramenti sono espressione della corporeità della nostra fede che abbraccia corpo e anima, l'uomo intero» (Omelia, S. Messa del Crisma, 21 aprile 2011).

Il compito principale della Chiesa è certamente l'annuncio del Regno di Dio, «ma proprio questo stesso annuncio deve essere un processo di guarigione: "... fasciare le piaghe dei cuori spezzati" (Is 61,1)» (ibid.), secondo l'incarico affidato da Gesù ai suoi discepoli (cfr Lc 9,1-2; Mt 10,1.5-14; Mc 6,7-13). Il binomio tra salute fisica e rinnovamento dalle lacerazioni dell'anima ci aiuta quindi a comprendere meglio i «Sacramenti di guarigione».

2. Il Sacramento della Penitenza è stato spesso al centro della riflessione dei Pastori della Chiesa, proprio a motivo della grande importanza nel cammino della vita cristiana, dal momento che «tutto il valore della Penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1468). La Chiesa, continuando l'annuncio di perdono e di riconciliazione fatto risuonare da Gesù, non cessa di invitare l'umanità intera a convertirsi e a credere al Vangelo. Essa fa proprio l'appello dell'apostolo Paolo: «In nome di Cristo ... siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Gesù, nella sua vita, annuncia e rende presente la misericordia del Padre. Egli è venuto non per condannare, ma per perdonare e salvare, per dare speranza anche nel buio più profondo della sofferenza e del peccato, per donare la vita eterna; così nel Sacramento della Penitenza, nella «medicina della confessione», l'esperienza del peccato non degenera in disperazione, ma incontra l'Amore che perdona e trasforma (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsin. Reconciliatio et Paenitentia, 31).

Dio, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), come il padre della parabola evangelica (cfr Lc 15,11-32), non chiude il cuore a nessuno dei suoi figli, ma li attende, li cerca, li raggiunge là dove il rifiuto della comunione imprigiona nell'isolamento e nella divisione, li chiama a raccogliersi intorno alla sua mensa, nella gioia della festa del perdono e della riconciliazione. Il momento della sofferenza, nel quale potrebbe sorgere la tentazione di abbandonarsi allo scoraggiamento e alla disperazione, può trasformarsi così in tempo di grazia per rientrare in se stessi e, come il figliol prodigo della parabola, ripensare alla propria vita, riconoscendone errori e fallimenti, sentire la nostalgia dell'abbraccio del Padre e ripercorrere il cammino verso la sua Casa. Egli, nel suo grande amore, sempre e comunque veglia sulla nostra esistenza e ci attende per offrire ad ogni figlio che torna da Lui, il dono della piena riconciliazione e della gioia.

3. Dalla lettura dei Vangeli, emerge chiaramente come Gesù abbia sempre mostrato una particolare attenzione verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i suoi discepoli a curarne le ferite (cfr Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro un Sacramento specifico: l'Unzione degli Infermi. La Lettera di Giacomo attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr 5,14-16): con l'Unzione degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio. Tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l'ha accolta. In quell'ora di prova, Egli è il mediatore, «trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la passione del mondo, trasformandola in grido verso Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio, e così portandola realmente al momento della Redenzione» (Lectio divina, Incontro con il Clero di Roma, 18 febbraio 2010). Ma «l'Orto degli Ulivi è ... anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione ... Questo duplice mistero del Monte degli Ulivi è anche sempre "attivo" nell'olio sacramentale della Chiesa ... segno della bontà di Dio che ci tocca» (Omelia, S. Messa del Crisma, 1 aprile 2010). Nell'Unzione degli Infermi, la materia sacramentale dell'olio ci viene offerta, per così dire, «quale medicina di Dio ... che ora ci rende certi della sua bontà, ci deve rafforzare e consolare, ma che, allo stesso tempo, al di là del momento della malattia, rimanda alla guarigione definitiva, alla risurrezione (cfr Gc 5,14)» (ibid.).

Questo Sacramento merita oggi una maggiore considerazione, sia nella riflessione teologica, sia nell'azione pastorale presso i malati. Valorizzando i contenuti della preghiera liturgica che si adattano alle diverse situazioni umane legate alla malattia e non solo quando si è alla fine della vita (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1514), l'Unzione degli Infermi non deve essere ritenuta quasi «un sacramento minore» rispetto agli altri. L'attenzione e la cura pastorale verso gli infermi, se da un lato è segno della tenerezza di Dio per chi è nella sofferenza, dall'altro arreca vantaggio spirituale anche ai sacerdoti e a tutta la comunità cristiana, nella consapevolezza che quanto è fatto al più piccolo, è fatto a Gesù stesso (cfr Mt 25,40).

4. A proposito dei «Sacramenti di guarigione» S. Agostino afferma: «Dio guarisce tutte le tue infermità. Non temere dunque: tutte le tue infermità saranno guarite... Tu devi solo permettere che egli ti curi e non devi respingere le sue mani» (Esposizione sul Salmo 102, 5: PL 36, 1319-1320). Si tratta di mezzi preziosi della Grazia di Dio, che aiutano il malato a conformarsi sempre più pienamente al Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo. Assieme a questi due Sacramenti, vorrei sottolineare anche l'importanza dell'Eucaristia. Ricevuta nel momento della malattia contribuisce, in maniera singolare, ad operare tale trasformazione, associando colui che si nutre del Corpo e del Sangue di Gesù all'offerta che Egli ha fatto di Se stesso al Padre per la salvezza di tutti. L'intera comunità ecclesiale, e le comunità parrocchiali in particolare, prestino attenzione nell'assicurare la possibilità di accostarsi con frequenza alla Comunione sacramentale a coloro che, per motivi di salute o di età, non possono recarsi nei luoghi di culto. In tal modo, a questi fratelli e sorelle viene offerta la possibilità di rafforzare il rapporto con Cristo crocifisso e risorto, partecipando, con la loro vita offerta per amore di Cristo, alla missione stessa della Chiesa. In questa prospettiva, è importante che i sacerdoti che prestano la loro delicata opera negli ospedali, nelle case di cura e presso le abitazioni dei malati si sentano veri «"ministri degli infermi", segno e strumento della compassione di Cristo, che deve giungere ad ogni uomo segnato dalla sofferenza» (Messaggio per la XVIII Giornata Mondiale del Malato, 22 novembre 2009).

La conformazione al Mistero Pasquale di Cristo, realizzata anche mediante la pratica della Comunione spirituale, assume un significato del tutto particolare quando l'Eucaristia è amministrata e accolta come viatico. In quel momento dell'esistenza risuonano in modo ancora più incisivo le parole del Signore: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv 6,54). L'Eucaristia, infatti, soprattutto come viatico è - secondo la definizione di sant'Ignazio d'Antiochia - «farmaco di immortalità, antidoto contro la morte» (Lettera agli Efesini, 20: PG 5, 661), sacramento del passaggio dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre, che tutti attende nella Gerusalemme celeste.

5. Il tema di questo Messaggio per la XX Giornata Mondiale del Malato, «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!», guarda anche al prossimo «Anno della fede», che inizierà l'11 ottobre 2012, occasione propizia e preziosa per riscoprire la forza e la bellezza della fede, per approfondirne i contenuti e per testimoniarla nella vita di ogni giorno (cfr Lett. ap. Porta fidei, 11 ottobre 2011). Desidero incoraggiare i malati e i sofferenti a trovare sempre un'ancora sicura nella fede, alimentata dall'ascolto della Parola di Dio, dalla preghiera personale e dai Sacramenti, mentre invito i Pastori ad essere sempre più disponibili alla loro celebrazione per gli infermi. Sull'esempio del Buon Pastore e come guide del gregge loro affidato, i sacerdoti siano pieni di gioia, premurosi verso i più deboli, i semplici, i peccatori, manifestando l'infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza (cfr S. Agostino, Lettera 95, 1: PL 33, 351-352).

A quanti operano nel mondo della salute, come pure alle famiglie che nei propri congiunti vedono il Volto sofferente del Signore Gesù, rinnovo il ringraziamento mio e della Chiesa, perché, nella competenza professionale e nel silenzio, spesso anche senza nominare il nome di Cristo, Lo manifestano concretamente (cfr Omelia, S. Messa del Crisma, 21 aprile 2011).

A Maria, Madre di Misericordia e Salute degli Infermi, eleviamo il nostro sguardo fiducioso e la nostra orazione; la sua materna compassione, vissuta accanto al Figlio morente sulla Croce, accompagni e sostenga la fede e la speranza di ogni persona ammalata e sofferente nel cammino di guarigione dalle ferite del corpo e dello spirito.

A tutti assicuro il mio ricordo nella preghiera, mentre imparto a ciascuno una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 20 novembre 2011, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'Universo.
Benedictus PP XVI

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I temi dell'Anno nel Sussidio dell'Ufficio CEI per la pastorale sanitaria

L'Ufficio nazionale per la pastorale sanitaria ha presentato l'allegato sussidio catechistico, che in poche pagine presenta:

- Il tema-guida per l'Anno pastorale 2011-2012: «Curare tutto l'uomo»
- Il tema della Giornata Mondiale del Malato 2012: «Alzati e va', la tua fede ti ha salvato!» (Lc 17,19)

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Pregare nella XX GMM

Padre, sorgente di ogni dono,
a Te affidiamo la nostra vita,
nella certezza del Tuo amore.

Accresci la nostra fede
perché possiamo riconoscere in Gesù
il nostro unico Salvatore.

La grazia del Tuo Spirito
risani le nostre ferite
e sostenga la nostra speranza.

Maria, Salute degli infermi,
veglia sul nostro cammino
e intercedi per noi. Amen!

Scarica il sussidio liturgico per la GMM 2012 in formato pdf
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Scarica le preghiere dei fedeli in formato word

Scarica altre preghiere adatte per le celebrazioni della GM del Malato

 

 

La Giornata Mondiale del Malato 2012 a Brescia

Un giorno all'anno per ricordarci dei sofferenti ogni giorno.

Le iniziative diocesane sono opportunità di riflessione e di preghiera per aiutare, nella Giornata del Malato, a ravvivare la carità, crescere in consapevolezza e in spirito di preghiera. L'Ufficio Diocesano propone:

  • Il Convegno: "Il corpo, immagine dello Spirito" (10 febbraio) prende titolo da una espressione di papa Benedetto XVI, che aiuta a scandagliare il valore del corpo della persona alla luce della Fede e il valore della spiritualità per la cura del corpo, illuminandoli tramite la testimonianza di vita del Venerabile Mons. Luigi Novarese (fondatore del Centro Volontari per la Sofferenza), che proprio nel 2012 sarà proclamato Beato.
     
  • La Visita del Vescovo ai ricoverati e al personale dell'Ospedale di Manerbio (11 febbraio) esprime la vocazione propria di ogni cristiano di visitare gli infermi nei quali riconosce il Cristo stesso (Mt 25,34-40).
     
  • La Giornata diocesana di preghiera per e con i malati (12 febbraio) rappresenta l'occasione nella quale la Comunità cristiana della Diocesi, riunita attorno al suo Vescovo, prega in favore dei sofferenti e nel medesimo tempo è occasione nella quale i cristiani ammalati, disabili, sofferenti offrono la propria preghiera e la propria vita per impetrare dal Signore le Grazie che sono necessiarie alla Chiesa per vivere in modo autentico e fedele la propria missione. Quest'anno 2012, in particolare, si colloca, per noi cattolici bresciani, all'interno del cammino verso il Sinodo Diocesano.
     

Per questa ragione verrà rivolto ai partecipanti (ma anche a tutti coloro che si uniscono spiritualmente a questa intenzione) un espresso invito a pregare per il Sinodo perché sia autentica esperienza di Chiesa e fecondo momento di confronto e rinnovamento del nostro modo di vivere la missione che il Signore ci ha affidata.

Vedi il programma delle iniziative diocesane

Vedi il programma del Convegno "Il corpo, immagine dello Spirito"