Ufficio Catechistico: Centri d'Ascolto

 
All’interno della scelta pastorale del Vescovo Giulio Sanguineti del 1999 su “La nuova evangelizzazione” a partire dagli adulti, nella Diocesi di Brescia sta diffondendosi sempre di più la catechesi degli adulti nella forma dei “Centri di ascolto della Parola di Dio nelle case”, per i quali l’Ufficio Catechistico offre dei piccoli sussidi in forma di schede.

Convegno Diocesano (29 gennaio - 5 febbraio - 20 febbraio, ore 20,30)

  Schede per i Centri d'Ascolto
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"Centri di ascolto della Parola di Dio"
Itinerari di evangelizzazione e catechesi per adulti
nella forma dei “Centri di ascolto della Parola di Dio”
 
 
INTRODUZIONE

II tempi  “forti” dell’Avvento e  della Quaresima sono  tempi particolarmente propizi anche  per il ricupero di  ciò che nella  vita cristiana  delle persone  e delle comunità è prioritario; e tra questo va collocato certamente l’ascolto della Parola di Dio.
Tutti i battezzati hanno bisogno di tale ascolto, per attingere, dalla Parola che salva, luce, speranza e amore; ma, conformemente alla scelta pastorale del nostro Vescovo, la prima preoccupazione di una parrocchia va data alla catechesi o, meglio, alla evangelizzazione degli adulti, in relazione alla quale si sta rinnovando la stessa iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi.
Giustamente in diverse diocesi si sta diffondendo sempre più quella forma di evangelizzazione degli adulti che va sotto il nome di “Centri di ascolto della Parola di Dio nelle case”. La preferenza a questa forma, che non intende essere l’unica, è legata al fatto che in essa si colmano alcune lacune vistose della nostra pastorale: qui la Parola di Dio è rimessa al centro; la comunità con spirito missionario va ad incontrare gli adulti nel loro ambiente (la casa); qui si fa spazio alla corresponsabilità dei laici anche per l’annuncio del vangelo (catechisti per adulti); si ricupera il gusto di essere Chiesa in una significativa esperienza di fraternità e di comunione; qui, soprattutto, la Parola di Dio non toglie la parola agli uomini ma la sollecita, in un continuo confronto tra la vicenda di Gesù e la nostra vicenda.
Perché questo avvenga è importante che si ricorra ad un metodo adeguato, così che si stabilisca una correlazione tra le esperienze fondanti della storia della salvezza e leesperienze umane nelle quali quella storia intende continuare. Dalla vita alla vita; ma passando attraverso l’ascolto di quella Parola di vita,che era fin da principio ed ora si è fatta visibile (cfr. 1 Gv 1, 1-3).
È questo il metodo scelto dall’Ufficio Catechistico di Verona per una serie di itinerari di catechesi degli adulti,sfociati nei dieci volumi editi dalla Elle Di Ci e curati dal nostro conterraneo Fr. Enzo Biemmi.
L’Ufficio Catechistico di Brescia, per facilitarne l’uso, ha preparato delle “schede” che presentano una sintesi del testo “veronese” da consegnare a tutti i partecipanti e un foglietto con le indicazioni specifiche per il conduttore. Finora sono state preparato le schede dei tre volumi: Abbiamo incontrato Gesù; Parabole di vita; Sulla Via del Crocifisso (di questo sono disponibili per il momento solo leschede per l’Avvento; le altre saranno pronte per l’inizio della Quaresima).
In risposta a diverse richieste, si è ritenuto opportuno di mettere queste schede anche nel sito internet della Diocesi, così che siano disponibili a tutti, facendole precedere da una breve presentazione del metodo “Biemmi”, come viene illustrato nel testo Sulla via del crocifisso, dalla pagina 125 alla pagina 132.
Disponibile per ulteriori indicazioni, l’Ufficio catechistico augura a tutti un buon lavoro.
Ufficio Catechistico Diocesano

IL METODO CONSIGLIATO

Il metodo proposto in questo itinerario cerca di evitare due rischi, quello legato a uno stile solo espositivo, e quello che si riduce a un’animazione degli adulti senza fornire loro contenuti e significati nuovi. Un metodo prevalentemente espositivo lascia l’adulto passivo e non incide che relativamente sulle sue precomprensioni religiose. Un metodo di tipo “animazione” favorisce al massimo la partecipazione, ma lascia spesso in secondo piano l’offerta di elementi nuovi, che permettano agli adulti di progredire nella loro fede.

L’equilibrio tra contenuto e metodo vuole essere l’originalità di tale proposta. La scelta fatta è la seguente: trasformare i contenuti in processi di apprendimento. Questa scelta permette di inte­grare costantemente il vissuto delle persone con la parola di Dio.

Per l’attuazione di questa scelta pedagogica, si propongono tre fasi ideali per ogni testo biblico:

1. PER ENTRARE IN ARGOMENTO (fase “proiettiva”)
Questa prima fase consiste in una iniziale reazione istintiva dei partecipanti di fronte al tema affrontato. La finalità di questo primo momento è quella di permettere l’espressione delle precomprensioni e degli interrogativi degli adulti, Dal punto di vista educativo, questa fase è di grande importanza, in quanto favorisce un primo sguardo sul tema da parte del gruppo, permette all’ani­matore di conoscere i problemi che le persone hanno, favorisce lo scambio delle esperienze dei partecipanti.

Per essere proficua, questa fase deve concludersi con la sin­tesi e l’interpretazione di quanto è emerso. Il presente sussidio propone quindi delle domande e delle attività semplici che favoriscono questa prinìa fase. Adattandosi al gruppo, l’animatore potrà modificarle secondo la necessità.

2. PER APPROFONDIRE IL TEMA (fase di approfondimento)
Questo secondo momento mira a favorire un approfondimento del tema, accolto nella sua alterità rispetto alle precomprensioni espresse nella prima fase. Ciò deve essere fatto o da un esperto o dall’animatore che si è preparato in precedenza.

Il commento proposto nella prima parte di questo libro può facilitare l’analisi del tema, perché offre, oltre a un’analisi attenta, una serie di significati e attualizzazioni. Per la sua semplicità e chiarezza, tale commento può anche essere letto dal gruppo, il quale poi reagisce sottolineando i punti più interessanti. L’animatore può allora completare e integrare quanto emerso.

L’approfondimento è tanto più produttivo quanto più ven­gono tenute in considerazione le precomprensioni emerse nella prima fase e gli interrogativi degli adulti.

3. PER TORNARE ALLA VITA (fase di riappropriazione)
Questa ultima fase mira a favorire negli adulti l’interiorizzazione della Parola ascoltata, la sua riespressione e la sua attualizzazione.

Agli effetti del dinamismo della fede, questo momento è essenziale. Infatti, solo quando l’annuncio risuona nell’ascoltatore, questi diviene un interlocutore attivo.

Le modalità di interiorizzazione, riespressione e attualizzazione sono varie. Il presente sussidio suggerisce ogni volta delle forme semplici di appropriazione. L’animatore saprà intelligentemente adattare al suo gruppo e alla sua comunità.

La preghiera finale è un momento ideale per la riespressione personale.

I disegni che si trovano nella prima parte del libro e che raffigurano ognuno dei sette testi analizzati costituiscono un aiuto didattico semplice per l’approfondimento del tema. Essi possono essere usati in particolare nella prima fase e nella terza. Nella fase iniziale (Per entrare in argomento) il catechista può ad esempio invitare il gruppo a individuare i significati che l’artista ha voluto rappresentare. Tale semplice esercizio può sostituire quello proposto attraverso le domande iniziali, che per alcuni partecipanti possono risultare difficili o troppo personali. Nella fase di riespressione (Per tornare alla vita), il disegno può essere utilizzato come una specie di verifica di quanto si è appreso, e anche integrato o modificato.

Un modo diverso di fare catechesi con gli adulti
La metodologia proposta in questo sussidio non è quella abitualmente applicata nella catechesi degli adulti.

La prassi catechistica attuale con gli adulti risente di una concezione dì catechesi legata alla trasmissione di una serie di conoscenze complete e organiche sulla fede. Senza negare la necessità di un tale lavoro, se la catechesi si riduce a una teologia semplificata, essa resta lontana dal vissuto delle persone e la Parola non risuona in loro “come una apertura ai propri problemi, una risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori e insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni” (CEI, Il Rinnovamento della catechesi, n. 52).

La scelta fatta nella presente proposta è un tentativo di mettere in atto una delle acquisizioni fondamentali del recente movimento catechistico italiano: il passaggio da una catechesi come trasmissione di conoscenze a una catechesi come correlazione di esperienze, le esperienze fondanti cristiane e le esperienze delle persone che accettano un cammino di fede. Il vissuto della gente è di diritto parte del contenuto della fede, perché il Dio che si è auto-comunicato in Cristo Gesù è il Dio con noi: “Chiunque voglia fare all’uomo d’oggi un discorso efficace su Dio, deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell’esporre il messaggio. Èquesta, del resto, esigenza intrinseca per ogni discorso cristiano su Dio. Il Dio della Rivelazione, infatti, è il “Dio con noi”, il Dio che chiama, che salva e dà senso alla nostra vita; e la sua parola è destinata a irrompere nella storia, per rivelare a ogni uomo la sua vera vocazione e dargli modo di realizzarla” (CEI, Il Rinnova­mento della catechesi, n. 77).

Consigli per l’animatore
La prima cosa di cui è bene essere coscienti è che in ogni atto di catechesi vengono svolte e vanno mantenute in equilibrio due funzioni: quella di animazione e quella catechistica.

La funzione di animazione consiste in quell’insieme di competenze che mirano a favorire una comunicazione rispettosa tra i membri del gruppo: chiarire gli obiettivi e il tema, aiutare tutti a esprimersi, frenare i chiacchieroni, mantenere nell’argomento, collegare quello che viene espresso dai singoli partecipanti, rias­sumere, risolvere eventuali conflitti…

La funzione catechistica consiste nella capacità di far acce­dere correttamente alle fonti della fede (bibliche, liturgiche, della tradizione...) e di collegare i contenuti di fede con il vissuto delle persone.

Vengono dati qui alcuni consigli su queste due funzioni in vi­sta di un uso intelligente e creativo del presente sussidio.
 
La funzione di animazione
Per quanto riguarda questa funzione, ci si limita qui a dare alcuni consigli nei riguardi delle seguenti capacità:
Suscitare. L’animatore è un maieuta. Egli sa dare la parola a tutti, limitare quella dei chiacchieroni, suscitare quella dei timidi. Egli sa che l’equilibrio nella presa di parola dipende la lui.
Tessere legami. L’animatore è un tessitore. I partecipanti spesso non tengono sufficientemente conto di quanto viene detto dagli altri. L’animatore allora interviene invitando a stabilire nessi tra quello che viene detto. Egli stesso fa sovente questa operazione di collegamento. In questo modo l’animatore crea coesione e aiuta a procedere in maniera più fruttuosa.
Riassumere. L’animatore è la memoria del gruppo. È importante che l’animatore ogni tanto riassuma quanto è emerso e riorienti la discussione. Questo è particolarmente utile alla fine delle differenti fasi indicate.
Sensibilizzare ai tempi. Il presente sussidio indica i tempi di ogni attività in modo preciso. Il tempo è un bene a disposizione del gruppo e non va sciupato. Il metodo proposto esige per ragioni formative che tutte e tre le fasi siano percorse. Pertanto l’animatore curerà che la fase iniziale (Per entrare in argomento) non prenda tutto il tempo disponibile dell’incontro e farà in modo che ci sia sempre una fase di riappropriazione (Per tornare alla vita).
   
I tempi indicati dal sussidio sono suscettibili di parziali modifiche... L’animatore richiama di tanto in tanto il tempo che re­sta, ma senza essere fiscale e angosciante. Egli motiverà al grup­po la necessità di rispettare un modo di procedere ordinato e disciplinato.
   
La funzione catechistica
La funzione catechistica è quella che deve assicurare l’accostamento corretto ai contenuti della fede. La fede, infatti, ha bisogno di conoscenze.
Possono verificarsi però su questo punto due equivoci molto dannosi:
- pensare che l’atto catechistico consista e si esaurisca in questo: la trasmissione completa e sistematica delle verità della fede, facendone una sorta di teologia in piccolo;
- credere che la trasmissione di conoscenze debba avvenire per forza attraverso la spiegazione e la parola del catechista.
 
Il presente sussidio è pensato in modo da permettere un an­nuncio vero dei contenuti della fede, ma secondo la logica e la modalità tipica della catechesi.

Ecco alcuni consigli per svolgere correttamente la funzione catechistica:
Limitare i contenuti. Quando prepariamo un incontro, noi prevediamo sempre un numero di informazioni superiore a quanto non sia necessario. E molto utile domandarsi: “Cosa è assolutamente necessario che le persone apprendano per raggiungere gli obiettivi fissati per questo incontro?”. I contenuti che non portano al raggiungimento degli obiettivi sono superflui, qualunque sia il loro valore oggettivo e il loro interesse per l’animatore. Nella nostra esperienza verifichiamo che sovente ingombriamo gli incontri di informazioni utili in se stesse, ma inutili in vista degli obiettivi.
Far lavorare sui documenti della fede. È bene limitare la propria parola verbale (tipo lunghe spiegazioni o lezioni) e prevedere invece un accostamento intelligente ai documenti della fede (biblici, liturgici, della tradizione, della cultura...). C’è una ragione fondamentale, teologica e pedagogica, per questa scelta. Il mistero di Gesù Cristo è per noi accessibile attraverso le esperienze fon­danti cristiane, e queste ci sono date nei documenti della fede. Far incontrare i documenti, è permettere l’accesso diretto al mistero. Inoltre, dal punto di vista pedagogico, è molto più sano “triangolarizzare” la relazione che ridurla a un dinamismo frontale (catechista e catechizzando). L’accesso ai documenti costituisce un terzo spazio tra il catechista e l’adulto in formazione che assicura la libertà di movimento a entrambi.
Fornire delle griglie di lavoro. Offrire documenti non basta. È compito del catechista fornire delle chiavi di lettura, griglie e piste per interpretarli. Una domanda o due, ben formulate, bastano talvolta a condurre il gruppo a uno sguardo corretto sui testi. Le domande proposte dal sussidio sono semplici. Il catechista non avrà paura a modificarle a seconda del proprio gruppo e dei suoi obiettivi.
Utilizzare dei mezzi semplici. I mezzi non sono uno sfizio di qualche spirito particolarmente creativo. La comunicazione passa attraverso i mezzi: prevedere una fotocopia per tutti, scrivere i risultati delle impressioni su un cartellone, dare all’inizio una specie di ordine del giorno, mettere a disposizione dei libri per l’approfondimento... C’è una teologia dei mezzi.
   
La funzione di animazione e quella catechistica sono complementari, entrambe necessarie per una catechesi degli adulti attiva e matura.

Appare chiaro da quanto detto che un buon catechista degli adulti e un buon uso di questo sussidio si avrà quando chi guida sa curare contemporaneamente e con equilibrio entrambe le funzioni.

Per questo è evidente che un lavoro di équipe sarà molto più proficuo che una catechesi condotta da una sola persona. Infatti questo permette di suddividersi le funzioni e i compiti.

Nel caso (assai frequente) in cui il catechista sia solo, egli sarà lucido su queste due competenze e saprà distinguere i momenti in cui è animatore (e quindi fondamentalmente neutro) da quelli in cui è catechista. Questa “igiene mentale” sarà di grande profitto per gli adulti e per lui stesso.

(Uff. Catechistico Diocesano di Verona, Sulla via del Crocifisso, EDB, Bologna 1999, pp 125-132)