Lettera per l'inzio dell'anno pastorale 2016-2017

Il Regno di Dio è vicino

Il vescovo Luciano Monari ha pubblicato una lettera per l’inizio dell’anno pastorale nella quale lancia una necessaria “traduzione bresciana” dell’Evangelii Gaudium

In poche pagine sono condensati molti temi, in poche pagine il vescovo Monari si rivolge alle comunità cristiane per l’inizio dell’anno pastorale. Parte dal vangelo di Marco, e precisamente dal primo capitolo, con l’affermazione “Il Regno di Dio è vicino”. Ma è davvero vicino? Difficile, nel contesto in cui viviamo, pensare che il regno di Dio sia veramente vicino. Sono troppe le situazioni che ci portano a pensare in un’altra direzione. Le stesse comunità cristiane faticano a portare avanti una testimonianza significativa, non a caso il Vescovo ha pensato bene di scrivere, come si può leggere a pagina 19, una lettera anche ai genitori sull’importanza della trasmissione della fede e del vivere da cristiani nella società.

La Diocesi, esordisce Monari nell’introduzione, è chiamata su indicazione stessa del Papa a comprendere, assimilare e attuare le indicazioni della lettera Evangelii Gaudium: “La rilettura di tutta l’attività pastorale in ottica missionaria, la insistenza sulla gioia come atteggiamento di fondo che deve caratterizzare le comunità cristiane, le indicazioni puntuali sui pericoli e le tentazioni che il momento presente offre, sono indicazioni stimolanti che non possiamo lasciar passare distrattamente. È evidente a tutti che non è possibile procedere ripetendo semplicemente le scelte del passato. La mentalità contemporanea, così penetrata dall’empirismo scientifico, così consapevole del mutamento storico continuo chiede risposte nuove ed efficaci. Il Papa ci sollecita proprio a cercare, sperimentare, correggere, rinnovare; non per uno spirito superficiale di novità, ma per il desiderio di intercettare e orientare l’esperienza concreta delle persone”.

Fatte queste premesse, il Vescovo offre alcuni approfondimenti. Nei primi due capitoli si concentra sull’annuncio del Regno e sulla vocazione missionaria della Chiesa. “Ci sono epoche di progresso, nelle quali la presenza di Dio si fa più chiara; ma ci sono anche epoche di regresso nelle quali il peccato degli uomini offusca la rivelazione dell’amore di Dio, rende più difficile la fede, raffredda l’amore di molti. Anche nei momenti di regresso la provvidenza di Dio è operante e le difficoltà del tempo non cancellano la speranza; mai”. Monari insiste molto anche sulla missionarietà, perché “la vita della Chiesa, infatti, si muove contemporaneamente su due registri: il primo è quello della sua crescita e il secondo è quello del suo contributo alla trasformazione del mondo”. Anche per questo motivo, durante il suo episcopato, ha sollecitato il consiglio pastorale diocesano a elaborare un progetto pastorale missionario che ora necessita di essere preso in esame dalle parrocchie.

“Non si tratta di un programma pastorale diocesano già fatto, da applicare sistematicamente nelle diverse unità pastorali e parrocchie. Si tratta, piuttosto, di indicazioni puntuali su come qualsiasi soggetto pastorale operante in diocesi possa impostare un programma di azione efficace, che abbia come obiettivo la missionarietà, l’annuncio del vangelo nel mondo di oggi. Certo, la programmazione o progettazione (usiamo qui i due termini come sinonimi) non è tutto e non risolve tutti i problemi; ma la programmazione è necessaria quando i soggetti operatori sono molti. Se il parroco fa tutto e gli altri sono collaboratori chiamati di volta in volta dal parroco per fare quello che lui decide, non c’è grande bisogno di programmazione; basta l’ordine mentale del parroco per collocare correttamente i diversi contributi. Ma se i soggetti pastorali sono molti, se l’attività pastorale cresce in complessità perché deve rispondere a problemi nuovi, se la preparazione degli operatori pastorali (dei catechisti, ad esempio) diventa impegnativa, allora la programmazione è necessaria: essa impedisce di sprecare tempo, di trascurare competenze, di dimenticare ambiti importanti di servizio, di vivere alla giornata navigando a vista. Non c’è dubbio che si deve andare in questa direzione”. Ora toccherà alle unità pastorali e alle parrocchie discutere queste indicazioni nei rispettivi Consigli Pastorali e decidere come incarnarle nella situazione concreta di ciascun territorio. Icfr.

Il Vescovo insiste su un altro punto fondamentale: l’Icfr. Pur sapendo che “non è una risposta esaustiva perché riguarda solo un piccolo tratto del cammino di un ragazzo verso la maturità”, ha avanzato nuovamente l’ipotesi di verifiche correzioni continue del cammino. Non è però possibile continuare come prima, perché “vorrebbe dire rassegnarsi all’irrilevanza sociale. Né qualcuno può pensare che la sua parrocchia sia un’eccezione, un’oasi fortunata nella quale si riuscirà a mantenere intatta la tradizione; pensare così significa essere irresponsabili, persone che non considerano il risultato effettivo delle loro scelte e si aggrappano a una sicurezza ormai tramontata. Sono convinto, piuttosto, che l’impegno maggiore dovrà essere speso nella preparazione dei catechisti. Abbiamo bisogno di catechisti che essi per primi vivano la fede come una scelta integrale di vita; che abbiano provato la difficoltà di unire fede e vissuto; che abbiamo scoperto la fede come risposta positiva ed esaltante alle sfide del mondo contemporaneo; che abbiano una buona cultura profana e che abbiano tentato di incarnare in questa cultura profana il messaggio evangelico”.

Infine, nell’ultimo capitolo, si parla di amore con l’Amoris Laetitia, che ha il compito di rilanciare l’amore come motivo di crescita umana; nello stesso matrimonio, è motivo di fatica, ma anche di gioia, di rinuncia ma nello stesso tempo di arricchimento umano e spirituale”. (Da “La Voce del Popolo”)

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