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Lettera ai genitori dell'iniziazione cristiana

Scrivo a voi, cari genitori

Lettera ai genitori dell'iniziazione cristiana

“Scrivo a voi, cari genitori” è la lettera ai genitori dell’iniziazione cristiana scritta dal vescovo Monari e pubblicata dalla Fondazione San Francesco di Sales. Da un lato la “scelta che sta alla base dell’Icfr è quella di passare da un progetto catechistico, che introduce ai contenuti della fede (conoscenza del credo, dei comandamenti, dei sacramenti), a un progetto catecumenale che introduce al vissuto globale della fede (quindi: conoscenza dei contenuti della fede, celebrazione del mistero di Cristo nella liturgia, senso di appartenenza responsabile alla Chiesa, esperienza personale di preghiera, prassi di carità, testimonianza missionaria)”.

La trasmissione dei contenuti della fede è un compito che spetta alle persone che ne hanno approfondito i contenuti e che sono in grado di “poterli esprimere con chiarezza, con parole diverse ed esempi nuovi”. Ma “la trasmissione del vissuto cristiano è compito di tutti i cristiani, e diventa possibile nella misura in cui il loro vissuto è effettivamente trasformato dalla parola del vangelo e dalla guida dello Spirito Santo. È evidente, allora, che i genitori sono essi stessi attori di questa trasmissione di vita; anzi, che senza i genitori questa trasmissione non può verificarsi efficacemente”.

E il vescovo nel suo scritto entra concretamente nella quotidianità: “Se negli incontri parrocchiali vengono trasmesse indicazioni sul comportamento cristiano ma in famiglia lo stile di vita è del tutto secolare, la comunicazione offerta in parrocchia sarà necessariamente perdente. O sono i genitori che accompagnano i figli nella maturazione di comportamenti di fede o non c’è nessuna speranza (tranne evidentemente casi isolati) di poter trasmettere un vero stile cristiano di vita”.

C’è un alfabeto cristiano. “Il segno della croce (il gesto insieme alle parole che lo accompagnano) è la prima preghiera del cristiano, il primo e più evidente simbolo di appartenenza alla comunità cristiana”. Accanto al segno della croce in famiglia si devono imparare le prime e fondamentali preghiere cristiane. “Insieme alla preghiera, in famiglia s’imparano anche i gesti che accompagnano la preghiera: il mettersi in ginocchio, il congiungere le mani”.

Il tempo che viviamo. Appare decisivo per la trasmissione della fede il modo in cui “una famiglia vive la domenica. Al centro sta, naturalmente, la partecipazione all’eucaristia”. E qui il Vescovo aveva già detto molto con la lettera pastorale “Un solo pane, un unico corpo”. “La difficoltà viene dal fatto – scrive Monari – che la società secolarizzata ha trasformato il ‘giorno del Signore’ in un ‘week end’, un fine settimana che serve a ristorare le forze dopo una settimana di lavoro. Niente da dire su questo obiettivo, ma molto da osservare sul significato cristiano che è infinitamente più ampio e profondo. Per noi la domenica è il giorno della comunità, quindi del recupero di legami di conoscenza e di affetto; è giorno della famiglia”. Fin dai primi anni il bambino deve essere familiarizzato con l’edificio-chiesa.

Crescita spirituale. Se nella comunità cristiana tutti i battezzati sono figli di Dio, ci sono però delle figure (diaconi, sacerdoti, religiosi e religiose...) che “hanno un grande significato nella comunità cristiana e contribuiscono grandemente alla crescita spirituale di tutti. Purtroppo non è sempre detto che religiosi o preti siano santi, e nemmeno che siano persone umanamente equilibrate; a volte tra i consacrati s’incontrano anche caratteri superficiali o risentiti o arroganti. Non si tratta quindi di idealizzare i preti e i religiosi; si tratta invece di riconoscere in loro il valore positivo di una scelta radicale di vita che ha le sue radici nel vangelo”.

La testimonianza. Monari illustra una serie di elementi che possono aiutare i genitori a trasmettere ai figli la fede. Ma evidentemente, la cosa più importante “è lo stile di vita che si costruisce in famiglia, nei rapporti tra i membri della famiglia stessa e nei rapporti della famiglia con l’ambiente esterno. Il rispetto, la stima, l’amore reciproco, la fedeltà nel rapporto tra marito e moglie fanno della famiglia un luogo nel quale il bambino può crescere senza troppe paure, sapendosi e sentendosi amato, sostenuto, perdonato, guidato da persone che cercano il suo bene. Molto impara un figlio dal modo in cui in famiglia si gestiscono i soldi, dai giudizi che vengono dati sugli avvenimenti e sulle persone, dall’atteggiamento che si tiene nei confronti dei poveri, dei malati, degli anziani, degli stranieri”. (Da “La Voce del Popolo”)

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