Fidei Donum

Don Dario Guerra

Fidei Donum in Argentina

Nato a Brescia il 08.09.1946, della parrocchia di Soprazocco, ordinato a Soprazocco S. Biagio il 08.09.1972.

Don Dario è Fidei Donum in Argentina presso la Diocesi di Lanùs dal 1973.

LA MISSIONE DI DON DARIO

Prima destinazione: sono stato mandato a fare il curato in una parrocchia al centro di Lanus. Tre anni di apostolato soprattutto familiare e con i giovani. Un ministero più di culto perché la parrocchia era la più importante di Lanus e quindi un sacco di matrimoni e battesimi tutte le settimane. Seconda destinazione: siamo nel 1976. A 29 anni il Vescovo mi manda in una parrocchia periferica della Diocesi, a Carlos Spegazzini, direi l’ultima... e da solo. Lì ho imparato la pastorale più ampia. Non c’era niente, ne casa parrocchiale. Ho dovuto rimboccarmi le maniche e darmi da fare per organizzare tutto; ero il secondo parroco... Così, in mezzo al fango, con i gambali, ho incominciato a visitare la gente e cercare di coinvolgerla nella parrocchia. Ho organizzato una specie di CPP e tante braccia per lavorare. Ho ristrutturato l’Asilo parrocchiale che stava cadendo e finito di costruire in parte una Cappella alla periferia del paese. Con la collaborazione del Comune abbiamo preparato una struttura di pronto soccorso per i casi più urgenti e soprattutto per i bambini. Più tardi con l’aiuto di alcune fabbriche della zona abbiamo acquistato un’autolettiga (chiamiamola così, peggio era non avere nulla). Era importante avere dei centri di evangelizzazione cosicché abbiamo costruito un’altra cappella in un settore più lontano e abitato. C’era da sistemare una antica chiesetta in legno appartenente alla ditta Gilera e messa in un piccolo quartiere fatto da italiani (venuti appunto per la Gilera e altre fabbriche italiane). Ho avuto la fortuna di avere l’aiuto economico anche dalle fabbriche, soprattutto per i rapporti personali con i capi. Per il centro parrocchiale ho pensato di acquistare una struttura fatiscente in parte alla chiesa e costruito subito un salone per le riunioni, catechesi e feste varie (un modo per smuovere il paese) e sopra la casa parrocchiale (che poi ha finito chi mi ha sostituito).

Grande soddisfazione è avere costruito una centrale telefonica perché eravamo isolati completamente, e il metano nelle case visto che il tubo principale passava per la strada statale e andava verso la città di Buenos Aires.

Terza destinazione: dopo 5 anni il Vescovo mi chiese di ritornare a Lanús, nella parrocchia dove sono tuttora (da 35 anni) per sostituire un prete di Vittorio Veneto che tornava in Italia. Parrocchia in qualche modo periferica, ma vicino al centro, gente che lavora in città e quindi quasi tutto il giorno fuori casa. Anche qui ho cercato di creare degli spazi per la pastorale giovanile, per la catechesi e un’attività che portiamo avanti da anni che è il dopo scuola solidale con la merenda per coloro che non possono averla a casa. Veramente gli spazi ora non mancano, mancano le persone... Il clima sociale, politico ed economico ha influito anche sulla vita religiosa. Non sono molto gli adulti che si interessano della fede e quindi, vivono di rendita. Per cui anche l’impegno di educare i figli cristianamente sta venendo meno. C’è molta indifferenza, individualismo e si relativizza tutto quello che per loro non è importante, tra questo la fede.

Il clima che ci circonda non è molto favorevole nemmeno per la predicazione e la vita ecclesiale in generale. I mass media, che certamente non hanno nessuna visione religiosa, si incaricano di creare un bel caos.

È difficile far entrare una cultura religiosa cristiana poiché ognuno se la costruisce a modo suo giustificando tutto. Quel famoso relativismo di cui parlava papa Benedetto si percepisce subito. Quelli che vengono prestano l’orecchio ma non ascoltano con il cuore, dimenticano subito, sono refrattari! È questa la problematica più grossa. Il dono della fede non trova riscontro nel “credere” (farsi carico, impegnarsi, assumere delle responsabilità). Però mi consola il fatto che uno è presente per seminare e con chi si può e lo desidera si può anche coltivare. Creare uno spirito evangelizzatore nelle persona è anche qui complicato, la fede è qualcosa di privato e non per comunicare ad altri, neanche ai figli (si vede nella catechesi).

Durante questi 35 anni ho visto come la situazione religiosa è cambiata un po’ dappertutto. Neanche Papa Francesco riesce a smuovere i cuori, anzi, a volte crea perplessità nella gente; soprattutto nelle questioni di relazioni con i governanti argentini e altri personaggi un po’ particolari della vita argentina.

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