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Stemma e motto

Blasone
Arma: d'argento, al Vangelo aperto e scritto IN PRINCIPIO AMEN di nero, foderato di rosso; cappato ricurvo, a destra d'azzurro, alla croce diminuita d'argento; a sinistra di rosso, ad un pane spezzato d'oro, ripieno d'argento.
Disegno di Maria Cristina Sintoni
Blasone di Maurizio Carlo Alberto Gorra

Contrassegni della dignità vescovile
Lo scudo (dalla forma che ricorda un calice) è timbrato dal cappello prelatizio, con cordoni, nodi e dodici nappe disposte su tre file (1.2.3) pendenti per ciascuno lato. Il tutto di colore verde.
Lo scudo è accollato in palo a una croce d’oro.
Nel cartiglio il motto “EVANGELIUM NON ERUBESCO”.

Descrizione
La forma dello scudo, a calice, è senza alcun dubbio lo stemma più appropriato per un ecclesiastico.
La scelta del cappato per le partizioni, da qui la somiglianza con lo stemma papale, è ricondotta al desiderio di onorare il Santo Padre Benedetto XVI.
I metalli: oro e argento. I colori: azzurro e rosso.
L’argento, rappresentato dal bianco, ad indicare il candore, l’innocenza e la purezza; metallo appropriato per elevare il testo più prezioso della Santa Madre Chiesa: il Vangelo. Il libro ha la copertina di rosso, colore che rappresenta l’Amore professato dalla Fede Cristiana, il colore della Passione di Cristo, rosso come il sangue di Cristo, ma anche amore verso Dio e verso il prossimo. Porta la scritta: “IN PRINCIPIO AMEN”.
“In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum” ovvero: “In principio era il Verbo, e il Verbo era con Dio e il Verbo era Dio”. Così inizia la il Vangelo dell’evangelista Giovanni Il Verbo, ovvero Dio, il principio di tutte le cose.
Amen è la parola usata da Gesù nel Nuovo Testamento quando, per introdurre principi fondamentali, li faceva precedere dalla parola Amen, a significare: “In verità vi dico; Ciò che dico è vero e certo”. Usata anche alla fine delle preghiere liturgiche, Amen assume nel nostro caso la valenza della fine delle cose: “In Principio, Amen – Inizio e Fine”.
“In principio” sono le prime parole della Bibbia; “Amen” è l’ultima.
L’azzuro del campo e il bianco (argento) della croce della cappa a sinistra dell’osservatore (destra araldica) sono anche i colori dell’Assunta, alla cui Gloria è dedicata la Cattedrale di Brescia. Gli stessi sono anche i colori della brescianità.
Oltre ai numerosi significati simbolici della Croce, occorre ricordare che una delle reliquie più amate dai bresciani sono le Sante Croci conservate nel Duomo Vecchio, o Rotonda.
L’oro è rappresentato dal giallo; metallo considerato il più nobile, vuol significare la Luce, la Fede e la ricchezza. D’oro è il pane spezzato, contenuto nella cappa su campo rosso a destra dell’osservatore (sinistra araldica).
Nell’Oriente antico il pane non era tagliato ma spezzato: questo gesto figurato voleva significare il desiderio di condividere con altri il cibo. Il colore rosso del campo è il colore di Piacenza, nella cui diocesi l’Episcopus ha svolto in precedenza il suo ministero episcopale.

Il motto nel cartiglio: Evangelium Non Erubesco, è tratto dalla lettera di San Paolo ai Romani (1,16): “Non enim erubesco Evangelium”. Il senso è: “So quanto sia grande il valore del vangelo, per questo non mi vergogno di esserne servo e amministratore”.
Maria Cristina Sintoni
Giacomo Danesi

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