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Galleria: Sala I - Settecento sacro a Brescia
Uno degli esempi più cospicui della pittura da cavalletto dell’intero Settecento bresciano proviene da un piccolo edificio sacro, situato in Val Tavareda, sui Ronchi di Brescia. La tradizione vuole che don Cristoforo Tolani ottenesse dal vescovo di Brescia un’immagine della Madonna col Bambino portata in città dal cardinale Giovanni Badoaro nel 1710 e costruisse un oratorio a lei dedicato in un podere di sua proprietà. Decaduto l’edificio e la devozione, s’incaricava di ridare dignità al luogo Domenico Mazza, un commerciante che, tra il 1762 e il 1775, faceva ricostruire la chiesetta in forme squisitamente settecentesche dall’architetto bresciano Gasparo Turbini e la faceva decorare, oltre che con affreschi di Francesco Savanni e con una bella tela di Sante Cattaneo per l’altare maggiore, con una serie di dipinti che ricordassero le molte grazie compiute dalla Madonna del Patrocinio.
Il tema popolare della tavoletta votiva diviene, tra le mura del Patrocinio, l’occasione per l’esercizio della pittura da parte dei più eccellenti pennelli dell’alta Italia, specie di quei veneti che andavano decorando palazzi e ville nell’entroterra della Serenissima, giungendo con la loro fama anche a Brescia. La collezione del Patrocinio, una vera pinacoteca sacra del Settecento – come la definì Camillo Boselli – annovera, tra i maggiori veneti, Francesco Fontebasso, Giovanni Battista Buratto, Marco Marcola, Francesco Battaglioli e Francesco Zugno. Anche i bresciani sono ben attestati con Francesco Monti, Angelo Paglia, Francesco Savanni, Gaudenzio Botti e Sante Cattaneo, ai quali si aggiunge, con il suo linguaggio sensuale, il mantovano Giuseppe Bazzani.
Di incerta provenienza, ma attestati già all’inizio del Novecento nella chiesa di San Giuseppe a Brescia, sono i due grandi quadri che raffigurano Rebecca al pozzo e il Passaggio del Mar Rosso. Il primo, al centro del quale troneggia la figura monumentale di Rebecca secondo la narrazione che ne dà il libro della Genesi, è attribuito al veneziano Francesco Capella detto il Daggiù (Venezia, 1714-Bergamo, 1784) e mostra la grande libertà esecutiva dell’artista pienamente inserito nelle leggerezze del rococò veneziano; di ambito forse veronese il secondo, ricco di figure espresse in diversi atteggiamenti, risulta però meno convincente nell’impagniazione e nella conduzione generale.
Francesco Savanni (Brescia, 1723 - 1772) e Gaudenzio Botti (Brescia, 1698 - 1775)
Ex voto: Un bambino caduto nel fuoco
olio su tela, 63 x 83 cm.
Brescia, Chiesa del Patrocinio
Inv. 341
Identificata col n. 24 della lista Oretti, la tela fu eseguita per le figure da Francesco Savanni in collaborazione con Gaudenzio Botti, pittore generista bresciano la cui attività, oggi poco documentata, era assai apprezzata dai contemporanei che lo ritenevano specialista proprio nel dipingere interni di cucine di notte alla luce del fuoco o di candela. In questa tela il Botti rappresenta l’interno di una cucina illuminata dal caminetto davanti al quale si sta svolgendo la tragedia; Savanni realizza invece le figurette conferendo ad esse una forte carica drammatica (soprattutto nella figura della madre che accorre a braccia alzate verso il figlio caduto nel fuoco) cui fa da contrappunto la serenità distaccata della Vergine col Bambino. E’ comunque nell’interno della cucina ove tutto è rilevato con sguardo attento e amoroso, come annotava Vezzoli, che si può misurare la bravura del Botti, con quel suo rifarsi alla descrizione lenticolare degli interni di ascendenza fiamminga, tutti immersi nella caratteristica luce rossastra che gli era congeniale, che tutto avvolge e che si riverbera sulle suppellettili della cucina descritte con cura amabile e minuziosa.
Bibliografia
Boselli, 1961, p. 105; Boselli, 1962; Boselli, 1963, p. 37; Passamani, 1964, pp. 664-665; Vezzoli, 1979, n. 15; Boselli, 1971, pp. 442-443; Anelli, 1983, pp. 74-75; Pelizzari, 1985, pp. 46-47; Guzzo, 1987, p. 141; Loda, 1994, p. 45; Arte e devozione…, 1995, pp. 27-28 (scheda a cura di A. Loda).
Esposizioni
Brescia, 1995, n. 15. |
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