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Galleria: Sala IV - Percorsi nel colore veneto

Al colore caldo e squillante di Tiziano si deve far risalire molta della produzione legata al mondo veneto non solo nel corso del Cinquecento, ma anche dei secoli successivi. La grande fama dell’artista cadorino ha in passato fatto attribuire alla sua mano la tela oggi ricondotta a Polidoro da Lanciano (Lanciano/Ch 1515ca-Venezia 1565) raffigurante Cristo e l’adultera, proveniente dalla chiesa di Sant’Afra a Brescia (oggi Santuario di Sant’Angela Merici). Gli echi tizianeschi si individuano facilmente nello sfarzo cromatico, debitore – oltre che in alcuni tratti fisiognomici – anche alla maniera di Paolo Veronese e nel tono volutamente mondano che assume la scena, memore delle molte scene d’intonazione profana che caratterizzano la produzione veneta del Cinquecento.
Alla stessa matrice culturale, solo riletta con tonalità più cupe e consone al linguaggio seicentesco, è da ricondurre l’esperienza defilata del bresciano Agostino Salloni, attestato con un piccolo gruppo di opere tra le quali spiccano per intensità la Giuditta e il San Giovanni Evangelista esposti in questa sala.
L’approfondirsi del chiaroscuro e l’intensificarsi dell’indagine luministica che caratterizza il secondo seicento in ambito veneto ha in Andrea Celesti (Venezia 1637-Toscolano? 1712) uno dei suoi maggiori esponenti. Nella pittura di Celesti la forza del colore smagliante di marca tizianesca e veronesiana si scioglie in un gioco di riverberi generati dai forti contrasti luministici che rendono le sue figure quasi apparizioni trasognate in un mondo dai contorni realistici e insieme fiabeschi. Nella tela, proveniente dalla Disciplina di San Giacomo in Brescia, realizzata dall’artista nel 1694 e raffigurante la Vergine con il Bambino, sant’Anna e i santi Giacomo maggiore e Benedetto, l’artista coniuga la sapienza coloristica della pittura veneta con un chiaroscuro vigoroso e potente. La figura del Bambino, vera fonte luminosa del dipinto, è il perno attorno al quale si muove tutta la composizione alla quale l’atteggiarsi devoto delle figure non nuoce, sostenuto dalla magistrale bravura dell’artista nel delineare con tocco veloce i personaggi dando a ciascuno una precisa connotazione psicologica.
 
A cura del Servizio informatico della Curia di Brescia - WebMaster * Servizio Informatico
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