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Galleria: Sala VI - Ritratti di Santi
In questa sala sono esposti alcuni esempi di ‘ritratti di santi’; rappresentati a mezzo busto, in atteggiamento ieratico o dinamicamente in alcuni degli episodi più significativi della loro vita, sono sempre riconoscibili per gli attributi, o instrumenta, gli oggetti simbolici che ne permettono il riconoscimento, secondo i dettami voluti dal Concilio di Trento che vedeva nelle immagini sacre uno dei veicoli privilegiati per la conoscenza del Vangelo e della vita dei santi.
Di ieratica purezza è il San Giovanni Evangelista di Michele Desoubleay (Maubege, 1602-Parma, 1676), che brandisce un calice dal quale spunta un piccolo serpente, simbolo dell’amaro calice che deve bere il discepolo di Cristo; più sofferto nell’approfondirsi del chiaroscuro è, invece, il San Bartolomeo del fiorentino Luigi Reali che lascia le sue cifre ALR sul coltello, strumento di tortura col quale fu martirizzato l’apostolo; dall’aria vagamente mondana, infine, la bella Maddalena di artista lombardo del XVII secolo, riconoscibile per il vasetto d’unguento che tiene tra le mani e ricorda l’episodio evangelico dell’unzione di Cristo in casa di Lazzaro poco prima della Domenica delle Palme.
Racconta l’opera di evangelissazione nelle Indie di due francescani, Giacomo della Marca e Francesco Solano, la tela di Giuseppe Tortelli (Chiari? 1662-Brescia post 1738), un tempo nella chiesa di San Giuseppe a Brescia, nella quale ricorre ancora l’attributo del calice col serpente ad indicare, però, il miracoloso salvataggio del santo da un avvelenamento. A Eleonora Monti (Brescia, 1727 - fine XVIII secolo), figlia del più noto Francesco, è attribuita, infine, la tela della Visione della beata Angela Merici nella quale, insieme alla santa, inginocchiata in primo piano, è associata la celebre visione della scala che conduce in cielo che riprende un epsiodio della vita della Merici, avvenuto in località Brudazzo nei pressi di Desenzano del Garda.
Michele Desoubleay (Mambeuge, 1602-Parma, 1676)
San Giovanni evangelista
olio su tela, 89 x 66 cm.
Brescia, Chiesa di san Giuseppe
Inv. 312
Attribuito da Luciano Anelli a Louis Le Nain, il dipinto è più correttamente da assegnare a Michele Desoubleay, artista attivo in Italia, e specialmente in Emilia, dove ha lasciato diversi lavori. La forte intonazione classicista del dipinto ha certamente guidato l’attribuzione di Anelli che ha riconosciuto la matrice non italiana del dipinto. Tuttavia i riscontri stilistici con opere documentate dell’artista non lasciano spazio a dubbi sulla veridicità dell’ascrizione al catalogo delle sue opere. Semmai è difficile comprendere in qual modo un dipinto di questo artista possa ssere giunto a Brescia dove non si hanno altre testimonianze pittoriche del Desubleay.
Bibliografia: Inedito |
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