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Galleria: Sala VIII - Pittura d’oro

La persistenza dello sfondo d’oro nella pittura veneziana ben al di là dei termini cronologici che segnano l’inizio del Rinascimento dipende dal persistere di un legame di Venezia con il mondo orientale che solo a fatica sarà abbandonato a favore della pittura moderna. Il fulgore dell’oro delle cupole di San Marco e dei mosaici sparsi per le chiese della città continua a farsi vedere anche nelle tele di Giovanni Bellini e del giovane Tiziano e, per contagio, nelle opere dei bresciani Moretto e Romanino.
La tradizione tardogotica veneziana vede in Paolo Veneziano (1300ca-1360ca) uno dei suoi più eleganti interpreti. La tavola della Madonna con il Bambino proveniente da Sant’Andrea vecchio di Maderno è uno splendido esempio di questa pittura d’intonazione cortese che riprende e aggiorna la tradizione lagunare legata allo stile ‘greco’ delle icone la cui persistenza, in ambito veneto-cretese, varcherà la metà del XVI secolo, come ben mostra la tavola raffigurante la Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria di proprietà del Capitolo della Cattedrale di Brescia. Questa tradizione antica ha radici che s’innestano nel mondo bizantino il cui fascino traspare chiaramente nell’icona della Madonna con il Bambino, conosciuta anche come Madonna di san Luca, proveniente da Capriano del Colle e impreziosita da una cornice in argento sbalzato della fine del XVI secolo.
L’atteggiamento iconico dell’arte veneziana e l’eleganza fragile del mondo cortese s’incontrano con le nuove istanze della pittura rinascimentale in Antonio Vivarini (Murano 1440-1480ca). Il Polittico di Sant’Orsola, proveniente da San Pietro in Oliveto a Brescia, dovette giungere a Brescia attorno alla metà del Quattrocento. Le tre tavole superstiti di un complesso più ampio mostrano l’intenzione di rinnovamento del pittore (qui in collaborazione con Giovanni d’Alemagna) alla ricerca di un aggiornamento in senso volumetrico e tridimensionale delle figure, pure in un contesto di distillata eleganza e di stilizzazione ancora di sapore tardogotico.

 

Antonio Vivarini (Murano 1420 ca – 1476/84)
Polittico di Sant’ Orsola

Sant’Orsola e le compagne martiri
tempera su tavola, 170 x 95 cm
San Pietro
tempera su tavola, 146 x 53 cm
San Paolo
tempera su tavola, 161 x 66 cm

Le tavole facevano parte di un polittico che doveva comprendere anche altri pannelli, almeno di altri due santi, in modo di armonizzare in perfetta corrispondenza simmetrica la positura dei due santi superstiti ed il relativo diverso colore dei gradoni su cui poggiano.
Il complesso viene ricordato in San Pietro in Oliveto dagli autori della letteratura artistica bresciana, a cominciare dalla fonte più antica, Ottavio Rossi nel 1620, con ascrizione a Vincenzo Foppa e senza descrizione particolareggiata delle parti che lo componevano, fino ad Alessandro Sala nel 1834 che per primo lo dice collocato ormai in sagrestia e composto nelle parti attuali.
Entrò a far parte del patrimonio del Seminario vescovile quando questo fu allocato nel complesso di San Pietro in Oliveto che al tempo delle soppressioni napoleoniche era stato assegnato alla Curia con decreto imperiale del 22 agosto 1805. Le tre tavole seguirono poi i vari spostamenti del seminario stesso.
La commissione dell’opera risale all’iniziativa dei canonici di San Giorgio in Alga, i quali avevano assunto il governo di San Pietro nel 1437, provenendo da Venezia.
L’esatta assegnazione alla mano di Antonio Vivarini fu fatta per la prima volta da Gian Battista Cavalcaselle; nei suoi appunti manoscritti, conservati ora nella Biblioteca Marciana di Venezia, già nel 1868 ca, e successivamente nel 1871 nella pubblicazione di J. A. Crowe.
Gaetano Panazza e Camillo Boselli nel 1946 avevano proposto una datazione molto verosimile fra il 1440 e il 1445, ed avevano ben evidenziato una certa discrepanza stilistica fra la raffigurazione di sant’Orsola e compagne e i due santi laterali, facendo riferimento a probabile collaborazione fra Antonio Vivarini, Bartolomeo Vivarini, il fratello, e Giovanni d’Alemagna, il cognato.
Nella sant’Orsola, infatti, “i raffinati ritmi decorativi delle figure allungate, le cadenze delle pieghe a cannelloni che si ingorgano sul pavimento marmoreo, quell’ondulato gioco di teste disossate, dalle carni avoriate con sfumature rosate e con gli aurati capelli, che si affollano, senza creare pesantezza attorno alla Santa, il gioco delle sottili mani, sono ancora motivi del gotico internazionale che trova il suo coronamento nell’andamento sinuoso dei due pennoncelli”, mentre le attonite e pensose figure femminili preannunciano già vagamente il Rinascimento.
Più vigore plastico, senza però ipotizzare un intervento di altre mani né distanze cronologiche, rivelano le due figure dei santi Pietro e Paolo, dove più solido è l’impianto delle figure severe, il modellato del viso è più largo “ottenuto con più forte gioco chiaroscurale e disegno più fermo”.
La tavola di Sant’Orsola e le compagne ispirò largamente il Moretto, ancora molti decenni dopo, nelle due tele con lo stesso soggetto, dipinte l’una per la chiesa di San Clemente, ove si trova tuttora, e l’altra per la distrutta chiesa della Maddalena ed ora nelle collezioni civiche del Castello Sforzesco di Milano.

 

Scuola veneto-cretese (XVI secolo)
Sposalizio mistico di santa Caterina
tempera su tavola, 37 x 45 cm.
Brescia, Capitolo della Cattedrale
Inv. 278

Entrata nella collezione del Museo Diocesano nel 1981 la piccola tavola è di proprietà del capitolo della Cattedrale di Brescia. Vi è rappresentato Lo sposalizio mistico di santa Caterina, ritratta con il solito emblema della ruota all’estrema destra del dipinto, nell’atto di ricevere da Cristo bambino la vera nuziale. La vergine, al centro, assisa su un trono molto semplice è accompagnata da un santo con mantello rosso identificabile forse con san Giuseppe
La tavola è stata ricondotta da Angiolini Martinelli a un contesto ‘latino’ piuttosto che a quello greco, nell’infittirsi dei preziosismi decorativi, ma soprattutto nei tratti somatici dei personaggi e nell’intonazione del rosso che denunciano una prevalenza della componente veneta. La minuzia nella resa dei particolari e la gestualità disinvolta portano a ritenerla comunque opera di ambiente latino certamente colto.

Bibliografia: Angiolini Martinelli, 1988, pp. 375-376; Nel lume…, 1997, p. 64 (scheda a cura di A. Loda).
Esposizioni: Brescia, 1997, n. 18.

 

Pittore Bizantino (XVI secolo)
Madonna col Bambino (Brephocratousa)
tempera su tavola, 47 x 28 cm
Capriano del Colle, Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo
Inv. 499

Questa raffinata immagine, conosciuta anche col titolo tradizionale di “Madonna di san Luca”, raffigura la Vergine col Bambino secondo la denominazione più ampia e meno connotata, quella della cosiddetta Brephocratousa, ossia “Colei che porta il Bambino”. La Vergine, raffigurata con il maphorion rosso scuro sul quale campeggiano le tre stelle d’oro, immagine della sua verginità prima, durante e dopo il parto; tiene sul braccio destro il Bambino avvolto nell’imation coperto di assist, una tramatura di fili dorati che indicano la sua dignità divina. Egli ha nella sinistra il rotolo della legge, e per questo è dottore, e con la destra benedice, e per questo è Signore. I residui del nimbo crociato fanno riferimento simbolico alla passione.
Il riferimento tradizionale a san Luca non riguarda l’attribuzione del dipinto, ma fa riferimento a una tradizione che vede nel terzo evangelista l’autore di un ritratto della Vergine, compiuto all’indomani della Pentecoste, come immagine vera e autentica di Maria; ritratto però inteso non nella sua verità naturale ma in quella morale. Da questa tradizione discendono tutti i tipi di icona orientale che si diversificano per piccoli particolari simbolici.
L’artista, identificato con un pittore di area bizantina del XVI secolo, mostra di conoscere bene i canoni dell’iconografia tradizionale e di renderli con grande fedeltà ma anche con una certa qual movimentata libertà, specie nella figura del Bambino con la sua posa in torsione e con l’accento enfatico posto sul gesto di benedizione.

Bibliografia: Inedito
 
     
A cura del Servizio informatico della Curia di Brescia - WebMaster * Servizio Informatico
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