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PATRONI DELLA DIOCESI

Santi Faustino e Giovita

Le notizie storiche sui SS. Faustino e Giovita si presentano caratterizzate da un alto grado di incompiutezza e di frammentarietà, contribuendo così a farne figure incerte e discusse. Fino al sec. V la loro figura era assolutamente sconosciuta nella Chiesa bresciana; il vescovo Gaudenzio (m. 406 circa), che raccolse reliquie di martiri da altre città e persino dall’Oriente, per consacrare la sua basilica detta concilium sanctorum, non li nomina affatto nei suoi sermoni. La prima attestazione relativa a S. Faustino è rinvenibile nei Dialoghi di S. Gregorio Magno, il quale parla di un «beatus Faustinus martyr in cuius ecclesia corpus [Valeriani] fuerat humatum» (Dialogi, IV, 54). La loro memoria trova invece incremento e sviluppo a partire da una passio, che li presenta come due fratelli, rispettivamente presbitero (Faustino) e diacono (Giovita), contribuendo riguardo a quest’ultimo a superare l’errata identificazione in una donna. La passio non ha alcun valore storico; composta infatti, molto probabilmente, tra VIII e IX secolo, da un certo presbitero milanese Giovanni, è un favoloso racconto in cui abbondano i tormenti, i miracoli, le conversioni, espedienti usati dai leggendisti medievali con l’intento di comporre racconti edificanti e fantastici. L’autore, infatti, narra che Faustino e Giovita, arrestati a Brescia, subirono una serie di torture sia in questa città sia a Roma e a Napoli, finché non furono decapitati a Brescia un 15 febbraio al tempo di Adriano.
A fronte della scarsità di notizie sicure dal punto di vista storico, è invece da rilevare la persistenza di un culto sviluppatosi in origine nella chiesa detta di S. Faustino ad sanguinem, sorta in un’area cimiteriale e legata alle prime presenze cristiane a Brescia. Da qui, nell’806 (o nell’817) i corpi dei due martiri furono trasferite nella chiesa di S. Faustino Maggiore, accanto alla quale nell’841 verrà fondato un monastero benedettino. In questa occasione le loro reliquie vennero distribuite ad altre città. Punto qualificante della devozione dei Bresciani ai due santi martiri è l’episodio della loro partecipazione ad alcune calamità cittadine come l’assedio del 1438, cosicché a fianco dell’autorità religiosa è la stessa autorità civile a sollecitarne con insistenza la celebrazione. L’iconografia dei due santi ha visto nel corso del tempo un progressivo cambiamento. La prima attestazione iconografica è un’immagine a sbalzo sulla astile Croce del campo, innalzata quale insegna di combattimento sul Carroccio: le teste dei due santi, avulse dal corpo, non presentano altro attributo che la giovane età e occupano il braccio corto della argentea croce (princ. sec. XII; Duomo Vecchio). Tale immagine primitiva sulla Croce del campo potrebbe aver influito sulla connotazione in termini guerrieri dei due santi, avviando così quella corrente tipologica che li raffigura quali soldati e che si svolge parallela all’altra che rappresenta Faustino come sacerdote e Giovita come diacono. Le due rappresentazioni di fatto coesistono e producono un’iconografia contraddittoria. La corrente tipologica che presenta Faustino presbitero e Giovita diacono deriva dalla passio e ha il suo primo esempio nelle monete cittadine in uso verso la seconda metà del sec. XIII. La formulazione iconografica che vuole Faustino e Giovita soldati o cavalieri trova avvio in un rozzo bassorilievo medievale che mostra Faustino a cavallo indossante una divisa. Al riguardo, giova ricordare che durante l’assedio di Brescia del 1438 condotto da Niccolò Piccinino apparvero sullo spalto del Roverotto due guerrieri in armature d’oro a respingere gli assalitori della città, per cui il Piccinino comandò ai suoi di ripiegare, affermando di esser solito combattere contro i fanti, ma non contro i santi. A partire da questo fatto singolare Faustino e Giovita vennero riconosciuti patroni della città e della diocesi, sostituendo i santi vescovi Apollonio e Filastrio. L’ultima ricognizione dei resti dei due santi risale al 1° febbraio 1923, mentre la loro memoria liturgica è fissata al 15 febbraio.

S. Antonio di Padova, sacerdote e dottore della Chiesa
Dal 1651 S. Antonio di Padova, insieme ai SS. Faustino e Giovita patroni, è copatrono della diocesi.

S. Angela Merici, vergine
Dal 2010 S. Angela Merici è patrona secondaria della diocesi.

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