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20/06/2019 | Omelia del Vescovo Pierantonio Tremolada

Corpus Domini

La preziosa tradizione del Corpus Domini ci ha fatto rivivere l’esperienza della processione eucaristica. Abbiamo portato l’Eucaristia lungo le strade della nostra città e siamo approdati qui, davanti alla cattedrale. Qui vogliamo sostare un momento e insieme meditare, raccogliendo l’invito che ci viene da questa esperienza nella quale la dimensione religiosa si unisce a quella civile. Vorremo cogliere e fa meglio emergere il senso di questa unità.

L’Eucaristia è il pane della vita. Così lo definisce Gesù nel suo discorso presso la sinagoga di Cafarnao. In verità lui stesso è il pane della vita, ma la sua presenza e il suo dono d’amore divengono realtà nei segni del pane del vino. Questo pane è il suo vero corpo. L’Eucaristia, per ciò che si vede, è pane; in realtà è la presenza del Cristo risorto che irradia il suo amore misericordioso erigenerante.

Le prime parole dell’Adoro te devote, preghiera divenuta cara a generazione di cristiani, suonano così in una traduzione che ceca nella nostra lingua di esprimerne il senso profondo: ”Con viva devozione io ti adoro, o divinità che ti nascondi, che ti fai presente in modo segreto dietro questi segni, figure della vera realtà. Rivolgendosi a te il mio cuore viene meno, perché contemplando te tutto si fa piccolo”.

L’Eucaristia è l’espressione più alta di quella verità che continuamente la Parola di Dio ci ricorda: che cioè il mondo è più di ciò che noi vediamo. Il mondo è manifestazione costante di una grandezza e di una bellezza che vengono dall’alto. Vi è nel mondo un costante rapporto tra il visibile e l’invisibile, perché la realtà possiede una insopprimibile dimensione simbolicache i poeti e i profeti costantemente ci richiamano.

L’Eucaristia, come mistero dell’invisibile che si fa visibile, ci invita ad assumere nei confronti della realtà una sorte di disposizione d’animo, un modo di porsi, un atteggiamento di fondo che la Lettera Enciclica di papa Francesco dal titolo Laudato sì definisce “profetico e contemplativo” (n. 222). È l’atteggiamento di chi è capace di rendere onore al mondo umano nella sua verità più profonda.

Da un simile atteggiamento sorge quello che chiamerei uno stile di vita, cioè un modo di agire o un comportamento nel quale appaiono evidenti e ben riconoscibili alcuni valori fondamentali. Sono i valori che sostanziano anche il vissuto sociale, valori che mi sentirei di definire “civici”, capaci cioè di offrire alla convivenza umana la sua autentica forma, esaltandone la nobiltà. Tra questi vorrei sottolineare stasera, nella cornice solenne della processione eucaristica del Corpus Domini, il valore del rispetto, cioè della considerazione e della stima nei confronti delle persone e delle cose. Ritengo sia importante considerare questo come un aspetto qualificante il vivere civile.

Che cos’è il rispetto? I nostri vocabolari più autorevoli lo definiscono così: sentimento e atteggiamento di riguardo, di stima e di deferenza devota e spesso affettuosa verso una persona. E ancora: sentimento che porta a riconoscere i diritti e la dignità di una persona. E infine: osservanza o esecuzione fedele e attenta di un ordine, di una regola. Il rispetto è rivolto anzitutto alle persone, ma può e deve riguardare anche lealtre realtà legate alla vita, per esempio l’ambiente e le istituzioni che strutturano l’umana socialità.

Se consideriamo l’etimologia della parola, possiamo ricavare indicazioni preziose. “Rispetto” è traduzione italiana del latino respectum, che deriva dal verbo respicere. Il significato del verbo è suggestivo. Vuol dire infatti guardare di nuovo, o meglio, tornare a guardarevoltandosi indietro. Occorre immaginare l’esperienza di chi incrocia sulla sua strada una persona, la vede e poi, fatti ancora alcuni passi, si volge a guardarla di nuovo. Ecco che cos’è il rispetto. È anzitutto un vedere e poi un vedere di nuovo, un tornare a fissare lo sguardo. Ti vedo,ti guardo, mi volto a guardarti di nuovo. Ti dedico dunque la mia attenzione, ti ritengo meritevole di considerazione, riconosco il tuo valore. Non procedo come se tu non ci fossi. Non ti ignoro come se tu non contassi nulla. Non ti scanso o ti calpesto come se tu fossi irrilevante o invisibile. Non faccio finta che tu non esista. Appunto: ti rispetto. C’è un sentimento che prende forma nel breve tempo che intercorre tra il primo sguardo e quello successivo e che è reso possibile dalla distanza nel frattempo intervenuta. Questo tempo trascorso, seppur breve, mi ha permesso di riconoscere l’effetto prodotto in me dal primo sguardo. Quei pochi passi compiuti mi hanno consentito di ritornare su ciò che ho visto e di riconoscerne la rilevanza. Un misterioso moto interiore si è attivato e sono ora in grado di cogliere la preziosa risonanza della realtà che mi si è presentata, che mi si è offerta in dono: una realtà di cui io non dispongo, di cui non sono padrone, di cui percepisco la grandezza e la bellezza.

Rispetto, dunque, significa guardare le persone e le cose da quella giusta distanza che consente di riconoscerne la dignità e la nobiltà. Per avere la giusta misura delle cose spesso occorre fare qualche passo indietro e guardarle un po’ più da lontano. Così è anche per le persone. C’è sempre il rischio di fare dell’altro una preda, considerarlo un prodotto a propria disposizione, qualcosa che è semplicemente “a portata di mano”. Rispetto è avere riguardo, cioè guardare con discrezione, con un certo pudore, sentendo che lo sguardo si sta posando su un bene prezioso che non è mio, che ha un’identità simile alla mia e che possiede una dignità altissima.

Il rispetto è la prima cosa che ci aspettiamo dagli altri e che gli altri si aspettano da noi. Viene prima dell’affetto ed è indispensabile affinché l’affetto non diventi fusione fagocitante o confidenza irriverente. Il rispetto non è mai freddo. Non va confuso con la rispettabilità. È sempre accompagnato dalla sincera considerazione per la persona o la realtà cui si rivolge, dall’obbligo interiore di rendergli l’onore che merita. Per questo i sinonimi di rispetto sono considerazione e stima. Il rispetto è contemporaneamente riconoscimento dei diritti e dei doveri. Porta a superare una visione degli diritti che si rinchiude nell’ottica ristretta dell’io inteso come semplice individuo. Credo si possa dire che c’è una disuguaglianza più profonda di quella puramente economica ed è causata non da una mancanza di risorse, ma da una mancanza di rispetto. Si può essere più ricchi o più poveri, ma se ci si rispetta a vicenda si è realmente uguali.

Il contrario del rispetto è l’arroganza, la prepotenza, la volgarità, la derisione, lo scherno, ma anche la maleducazione e l’indifferenza, come pure lo spreco e lo sperpero. Simili comportamenti – che feriscono la società in modo molto grave – nascono dalla nostra convinzione di poter fare di quel che ci circonda quello che vogliamo, considerando l’umanità un’aggregazione da sfruttare, l’ambiente una sorta di grande mercato e noi stessi semplicemente dei consumatori. Quando il nostro sguardo si affina e diventa rispettoso, l’umanità diviene la nostra grande famiglia, la natura viene riconosciuta come l’ambiente prezioso del nostro comune esistere, noi stessi diventiamo re e sacerdoti, in una prospettiva autenticamente spirituale.

Il rispetto non può essere imposto dall’alto: se vogliamo una società migliore, dobbiamo ripristinarlo a partire dalle coscienze. È il compito di ciascuno di noi. Compito quotidiano. È soprattutto un compito educativo, che la generazione adulta è chiamata a svolgere nei confronti delle più giovani.

La fede nel Vangelo fa sorgere dal profondo del nostro cuore un desiderio intenso, che vorremmo condividere con tutti gli uomini e le donne di buona volontà: fare della nostra città, della nostra società civile una società anzitutto rispettosa; una società in cui ci si guarda senza ferirsi; una società dove si cerca sinceramente di comprendersi e di stimarsi; una società in cui tutto ciò che merita onore riceve il giusto omaggio; una società dove il rispetto sia davvero di casa nelle sue forme molteplici e nobili: per rispetto per gli anziani, rispetto per i bambini, rispetto per le donne, rispetto per i genitori, rispetto per i più deboli, rispetto per gli stranieri, rispetto per le autorità, rispetto per le istituzioni, ma anche rispetto per chi sbaglia, rispetto dei sentimenti, rispetto degli ideali, in una parola di tutti. E poi per l’ambiente, per il pianeta, per la natura: per gli animali, le piante, le acque, le montagne i laghi e i fiumi.

La forma estrema del rispetto è l’adorazione. Essa è dovuta a Dio, sorgente di ogni bene. È l’atteggiamento di chi riconosce che la realtà tutta intera porta in sé il segreto di una appartenenza che la oltrepassa, che cioè oltre il visibile sta l’invisibile.

Ed eccoci allora di nuovo all’Eucaristia, al pane che in realtà è il Corpo di Cristo, la sua presenza amabile e misteriosa in rapporto con noi. Davanti all’Eucaristia ci inchiniamo, profondamente grati per questo dono che abbiamo ricevuto. Ma ci inchiniamo anche davanti al fratello e davanti al creato, sapendo di essere – nell’ottica della stessa Eucaristia – un dono gli uni per gli altri e di aver ricevuto in dono tutto il bello che ci circonda.

A colui che è presente e nascosto nel pane che è il suo corpo, al Signore che si è fatto nutrimento per la vita del mondo, vorrei chiedere la grazia di fare della nostra città, della nostra società una società anzitutto rispettosa, un luogo dove la considerazione e la stima reciproca sono di casa. E vorremmo affidare alla forza benedicente dello Spirito santo gli sforzi onesti di tutti quegli uomini e di quelle donne che con retta coscienza e tenace generosità stanno operando per l’edificazione di un mondo sempre più ricco di vera umanità.

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