L’essenziale è spesso invisibile agli occhi – come ricorda la volpe ne Il piccolo principe.
Eppure ci sono momenti in cui si vede proprio bene quell’invisibile che dà sostanza a ciò che normalmente appare visibilmente.
Certo, oltre a un po’ di attenzione (a dir la verità minima…), occorre lasciarsi illuminare da una luce particolare e avere anche un piano di riferimento non troppo lontano sul quale permettere che si stagli l’ombra di quell’invisibile che sempre accompagna la forma della nostra vita visibile.
È stato così per Gesù ed è così anche per noi.
È stato così per Gesù, perché proprio ciò che sembrava gettare un’ombra lunga su tutta la sua persona e la sua vita, in realtà ha portato alla luce sino a che punto arriva l’amore di Dio per questa umanità: è stata proprio la tenebrosa vista di quella infame passione della croce che ha rivelato per tutti e per sempre la luminosità di quella tenace passione d’amore che ha accompagnato tutta la missione di Gesù.
Ed è così anche per noi, perché proprio dentro i cammini più umbratili e in penombra della vita, in realtà si rivela la verità più vera della nostra identità, portando allo scoperto ciò che sino a quel momento si era solo intravisto: è proprio nel travaglio del buio della sofferenza e della morte che viene alla luce la qualità della forma della nostra esistenza.
È ciò che vogliamo augurare per la santa Pasqua 2026, attraverso la fotografia di Kevin Carden, A man walking with his shadow carrying the cross (2014): è sempre possibile calpestare questa bella e travagliata terra, camminando con forza e determinazione verso la luce, perché la Scrittura (che abbiamo la grazia di avere sempre a portata di mano) continua a rivelarci la presenza di Qualcuno che continua a “seguirci come un’ombra”, portando la nostra croce, con noi e più di noi.
È quell’essenziale invisibile che appare visibilmente nell’esplosione di luce del Crocifisso Risorto.
mons. Raffaele Maiolini
Vicario episcopale per la Cultura

