83° anniversario della battaglia di Nikolajewka

Cattedrale di Brescia | Sabato 24 gennaio 2026

Abbiamo ascoltato nella prima lettura una profezia che suona così: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.”

Questa è la profezia di Isaia. La troviamo nel suo libro ed è annunciata ai suoi fratelli che vivono una situazione di grande tribolazione, di grande sofferenza e che, guardando avanti, hanno l’impressione di non avere più speranza. Camminano nelle tenebre, tutto intorno a loro è buio. Ed ecco che il profeta annuncia per il futuro.

Le parole dei profeti si rivolgono al futuro, non hanno una indicazione troppo precisa; starà a Dio compiere la promessa del profeta. Ma il popolo che ora è nelle tenebre vedrà una grande luce.

Noi abbiamo bisogno di luce e a volte la luce ci giunge attraverso le tenebre, perché le tenebre non possono trattenere la luce o spegnerla o soffocarla. La luce è più forte delle tenebre; anzi, la luce, quando arriva improvvisamente, ci permette di capire che eravamo nelle tenebre. La luce fa la differenza: svela le tenebre mentre le vince.

Stiamo celebrando l’anniversario di Nikolajewka. Oggi Nikolajewka non è solo un luogo: è una ferita, ma insieme è una luce. È memoria di una marcia nella neve, di corpi stremati, di paura e di coraggio; ma è soprattutto il ricordo di uomini che, quando tutto sembrava perduto, non hanno smesso di camminare insieme. A Nikolajewka non vinse la guerra, nessuno vinse; però l’umanità — quella che si vede quando un compagno viene sollevato, quando si divide l’ultimo pezzo di pane, quando si continua ad andare avanti anche per fedeltà a chi ti sta accanto.

Molti di quei giovani non avevano scelto quella guerra, eppure in mezzo all’orrore seppero scegliere l’amicizia, il sacrificio, la responsabilità reciproca. Questo è il seme buono che noi ricordiamo: non la violenza, non l’odio. Ricordiamo che si può e si deve continuare a camminare insieme in ogni condizione di vita.

La memoria non serve semplicemente a glorificare il passato, ma a custodire il futuro. Ricordare Nikolajewka significa dunque per noi impegnarsi perché nessun uomo sia mandato a morire nel gelo dell’indifferenza. Significa scegliere ogni giorno di stare dalla parte della pace, della giustizia e della solidarietà concreta.

Credo si possa dire che gli Alpini di ieri e di oggi ci insegnano cos’è la vera forza: non è la forza dello schiacciare, ma del sostenere; non è la forza del prevalere, ma del condividere e restare fedeli a ciò che siamo nel profondo: restare umani ed esserlo come Dio si attende da noi. Quanto c’è bisogno ancora oggi di questa lezione.

Allora la nostra luce brillerà, come dice il profeta, ma di più: perché l’abbiamo ascoltato nel Vangelo, allora si potrà dire di noi che siamo veri discepoli di Cristo, cioè di Colui che si è presentato dando compimento a quella profezia. L’abbiamo ascoltato, l’evangelista Matteo dice: “Quando Gesù apparve nella regione della Galilea, si compì la promessa del profeta che diceva: ‘Un popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce'”. Questa luce è la persona di Cristo, che passò facendo del bene a tutti e sanando tutti coloro che stavano soffrendo per diverse ragioni. Questa luce è la luce del bene compiuto che si diffonde e che raggiunge tutti.

Abbiamo dunque bisogno di quella luce gentile che è la solidarietà, che poi diventa cura, che diventa responsabilità. Facciamo memoria di Nikolajewka, come è stato ben detto da don Lorenzo. Dio accolga chi non è tornato, consoli chi porta ancora il peso di quel ricordo e doni a tutti noi il coraggio di costruire un mondo dove la cura reciproca e la solidarietà siano poste a fondamento della vera pace.

+ Pierantonio Tremolada