Cari fratelli e sorelle nel Signore,
siamo qui riuniti a vivere insieme un momento di ringraziamento per l’anno che si conclude. Il nostro sguardo si volge non solo alle nostre personali gioie e prove, ma anche a quanto è accaduto nel mondo che ci circonda. Ringraziamo il Signore per la vita, per ogni dono ricevuto, sapendo che in ogni esperienza egli cammina con noi.
Questo anno è stato per noi anzitutto l’anno santo del Giubileo. Sono state aperte in tutto il mondo le porte sante. Abbiamo annunciato a tutti, nel nome del Signore Gesù Cristo, che Dio fa grazia, che rivolge all’umanità il suo volto misericordioso, che esorta tutti alla reciproca accoglienza, alla riconciliazione, al perdono, alla solidarietà verso chi è più fragile. Abbiamo anche noi aperto le porte sante nei nostri santuari diocesani e molti hanno colto questa occasione per attraversarle in atteggiamento di preghiera, aprendosi al perdono sacramentale, confidando al Signore le gioie e le pene del proprio cuore.
Ci siamo sentiti solidali con il mondo intero, che quest’anno ha affrontato grandi prove. L’anno trascorso è stato descritto come uno degli anni più difficili per la pace nel mondo, con oltre cinquanta conflitti attivi e violenze diffuse in molte regioni. L’accordo sottoscritto per la striscia di Gaza ha aperto uno squarcio di luce in un orizzonte di tenebra, perché ci consente di pensare che la pace non è impossibile; e tuttavia non si spegne l’ansia per la situazione di quanti, particolarmente i civili, hanno subito le pesanti conseguenze del conflitto e sono in situazione di totale indigenza. Ora tutti speriamo in accordi equi per la pace tra Russia e Ucraina ma anche per i focolai di guerra che sono tristemente attivi in tutto il pianeta.
È viva in noi la preoccupazione per la pace. Si sente il bisogno di ravvivare la fiducia reciproca tra individui e tra nazioni. Il principio della deterrenza non può bastare, poiché si fonda su un’incertezza che spinge ad aumentare da ogni parte la capacità militare.
Le luci tuttavia non mancano, sono i segni della bontà di Dio che tocca i cuori. L’opera silenziosa di tante organizzazioni internazionali a scopo benefico continua a dare i suoi frutti. Tentativi di negoziato e mediazione, spesso silenziosi, hanno evitato gravi escalation. Summit internazionali hanno cercato di rafforzare la collaborazione tra popoli e governi, per affrontare insieme le grandi sfide.
Grandi sofferenze sono state causate anche da fenomeni naturali estremi, come ondate di calore, incendi, siccità ma anche inondazioni e cicloni. Simili fenomeni ci hanno ricordato quanto sia fragile l’equilibrio del nostro pianeta e quanto bisogno abbia di essere custodito, pensando in particolare alle conseguenze dei cambiamenti climatici sulle popolazioni più esposte. Anche qui, tuttavia, non mancano uomini e donne di buona volontà. Molti si sono fatti subito solidali e sta crescendo una comune sensibilità per quella che siamo chiamati a riconoscere come la nostra casa comune.
In questo anno il Signore ha chiamato a sé papa Francesco e ha voluto papa Leone come guida della sua Chiesa. Siamo grati alla provvidenza di Dio per il magistero e la testimonianza di papa Francesco, per il suo coraggio, la sua lungimiranza, il suo amore per i poveri, il suo desiderio di una Chiesa capace di dare speranza al mondo, spronata dal Vangelo e fondata sull’amore del cuore di Cristo. È questo amore che ha animato anzitutto il suo cuore: papa Francesco ce lo ha come confidato, dedicando al Sacro Cuore l’ultima sua lettera enciclica. Ci stringiamo ora con affetto e sincera stima a papa Leone, chiedendo per lui il dono della tenerezza e della fortezza, della sapienza e della magnanimità, e rinnovandogli l’obbedienza filiale dovuta a colui che è tra noi il Vicario di Cristo.
Abbiamo avuto quest’anno la gioia di vedere proclamata santa tra i santi suor Maria Troncatti, figlia della nostra terra e sorella delle Figlie di Maria Ausiliatrice. È entrata a far parte della schiera di coloro che la Chiesa propone al mondo come esempio di fede e carità. Ha servito i poveri in tutta umiltà, ha cercato e promosso la pace e la riconciliazione con tutte le sue forze. Siamo felici di annoverarla nella schiera degli eletti di cui è ricca la storia di questa nostra chiesa diocesana.
E non dovremo infine mai dimenticare il tanto bene compiuto in silenzio da tante persone che non amano avere l’onore delle cronache, ma consentono a questo mondo di non sprofondare nell’indifferenza e nella reciproca ostilità. Anche per loro, per la loro preziosa testimonianza si innalza oggi il nostro Te Deum, che rivolgiamo a colui che è la fonte di ogni grazia e l’ispiratore di ogni giusto proposito. A lui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen
+ Pierantonio Tremolada
