S. Messa per il 70° compleanno

Cattedrale di Brescia | Domenica 4 ottobre 2026

 

Ci sono momenti della vita nei quali viene spontaneo volgersi indietro e dare uno sguardo al cammino compiuto. Sono gli anniversari tondi, in particolare quelli che cadono nella stagione in cui il cielo della vita comincia a tingersi della luce del tramonto. La fede ci dà il privilegio di rileggere il passato condividendo lo sguardo che Dio ha su di noi. Dice il salmo 139, a me particolarmente caro: «Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo». Non è questo uno sguardo di controllo. È invece uno sguardo di amorevole sollecitudine, ricco di quella sapienza che fa verità nella carità. È lo sguardo che anch’io vorrei assumere in questo mio anniversario.

Continua il Salmo 139: «Tu Signore penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie». Quante vie si sono aperte nel mio cammino fino ad oggi, tutte e sempre caratterizzate da uno stupore pieno di gratitudine. Il primo stupore è quello di tutti e deriva da ciò che siamo, dal domandarsi come tutto è cominciato, come siamo passati dal non esistere all’esistere. Mi ha sempre confortato la verità della creazione, il pensiero che si viene al mondo perché Dio ci ha pensato, desiderato, amato. Sempre mi accompagna la consapevolezza che solo lui conosce il segreto ultimo della nostra identità e che il cammino della nostra vita è il progressivo svelamento di chi siamo agli occhi suoi. Portiamo in noi i tratti dei nostri amati genitori, ma rimaniamo per loro stessi un mistero. Lo dice bene sempre il salmo 139: «Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo». Ai miei cari genitori io devo la vita ma anche l’amorevole accompagnamento lungo la strada che ho percorso. Si sono più volte stupiti con me delle svolte che questa strada ha compiuto.

Questa è infatti la seconda sorpresa di cui si fa esperienza nella vita: la sorpresa di ciò che diventiamo, percorrendo le tante vie che si aprono una dopo l’altra nel nostro percorso di vita. Si comprende che nulla è predefinito ma tutto è orientato, che è misteriosamente indirizzato al bene nostro e di coloro che incontriamo sulla nostra strada. La memoria ricostruisce il percorso, ne percepisce la trama, intuisce che una mano provvidente ci ha guidato. Lo ha fatto senza forzature, riposizionandosi costantemente a partire da ogni nostra scelta personale e mantenendo fissa la direzione, come una bussola misteriosamente attiva, puntata su ciò che è stabile nelle intenzioni di Dio, in un dialogo costante con la nostra libertà. Come dice sempre il salmo 139: “Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano”.

È l’esperienza che anch’io ho vissuto. Ambienti e persone che hanno lasciato in me una traccia: la mia parrocchia d’origine, con le sue gioie semplici ma preziose, il cammino di formazione nel seminario di Milano, l’ordinazione presbiterale da parte del Cardinale Martini, gli studi romani, i lunghi anni di insegnamento, il servizio alla Parola di Dio, con la gioia di vederne la fecondità, l’incontro di tanti volti divenuti cari, amicizie preziose e di lunga data, poveri che la Provvidenza mi ha fatto l’onore di aiutare. E ancora: il servizio pur limitato nelle parrocchie, ancora a me tanto care, l’accompagnamento dei diaconi e delle loro famiglie, il compito di Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la liturgia in diocesi di Milano, l’ordinazione episcopale da parte del cardinale Scola e infine l’elezione a vescovo di Brescia. Come e perché si sia giunti qui è ciò che solo la provvidenza di Dio conosce. Nulla appare programmato e insieme nulla appare casuale. Ciò che io posso dire in coscienza è che mi sono semplicemente lasciato guidare, desiderando compiere unicamente la volontà di Dio.

Ho scelto per il mio episcopato il motto: «Haurietis de fontibus salutis», che significa: «Attingerete con gioia alle sorgenti della salvezza». È una frase del profeta Isaia. Parla di salvezza e di sorgenti. Nello stemma, ritoccato con i colori di Brescia, due cervi si abbeverano ad un ruscello che discende dalla croce con i due bracci orizzontali, la cui reliquia è custodita nel tesoro del nostro Duomo vecchio. Quando ho scelto questo stemma pensavo alla trafissione del costato del Cristo crocifisso, al suo cuore trapassato dalla lancia, di cui parla l’evangelista Giovanni, il cuore dell’Agnello immolato da cui sono scaturiti sangue e acqua. Da questo torrente di grazia ci giunge la salvezza, nella forma di una vita riscattata, guarita da tutto ciò che la offende, dalla nostra crudeltà e dalla menzogna, dall’egoismo gretto, dalle invidie e dalle gelosie, dalle passioni che ci corrompono, ma anche dalle paure che ci paralizzano.

Ogni giorno ringrazio il Padre che è nei cieli per il dono di una fede che mi permette di «attingere alle sorgenti della salvezza» e chiedo la grazia di compiere nella stessa fede il servizio che mi ha fatto l’onore di affidarmi. Chiamato a operare in quella vigna di cui ci parla oggi il Vangelo, che la Chiesa del Signore, vorrei tanto essere, insieme con tutti voi, un tessitore di speranza per il mondo di oggi. Vorrei custodire con tutta la Chiesa e particolarmente con voi il tesoro di quella magnifica umanità che ci rende grandi agli occhi di Dio ma anche agli occhi gli uni degli altri. Sento particolarmente rivolte a me le consolanti parole di san Paolo che la liturgia di questa domenica propone alla meditazione della Chiesa universale: «Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. E il Dio della pace sarà con voi”.

Ho la fortuna di essere nato il giorno in cui la Chiesa festeggia san Francesco. Sono sempre stato affascinato dalla sua straordinaria figura, che considero capace ancora oggi di offrire la testimonianza luminosa di una umanità trasfigurata dalla grazia. E sono felice che sia il patrono della nostra bella Italia, sorella di tutte le nazioni d’Europa. Alla sua intercessione e a quella di tutti i santi bresciani, tra cui mi piace ricordare san Paolo VI, affido il cammino che il Signore ci concederà di condurre negli anni a venire. Non posso immaginarlo senza l’amabile protezione della Beata Vergine Maria. A voi tutti esprimo il mio grazie sincero per quanto ho ricevuto e ancora riceverò.

+ Pierantonio Tremolada