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Conosci il mio Paese? è un percorso di sei schede e sei video dedicato ai Paesi da cui provengono le comunità straniere tra le più numerose a Brescia e provincia: Romania, Albania, Pakistan, Marocco, Senegal, Sri Lanka.

Il progetto è promosso dall’Ufficio di Pastorale per i Migranti e dall’Ufficio per la scuola della Diocesi di Brescia insieme alla Fondazione Comunità e Scuola e all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

A raccontare non sono esperti chiamati a spiegare un Paese dall’esterno: sono giovani di seconda generazione che vivono, studiano e lavorano a Brescia e che parlano della terra dei genitori e dei nonni. Per farlo sono tornati a chiedere in famiglia: come si celebrava quella festa, che cosa significa quel gesto, perché si preparava così quel piatto. Il progetto, in questo modo, ha messo in movimento due conoscenze insieme: quella di chi guarda e quella di chi racconta.

I video sono stati realizzati dagli studenti del corso di laurea in Discipline delle arti, dei media e dello spettacolo (DAMS) dell’Università Cattolica di Brescia, che hanno incontrato questi giovani e ne hanno costruito il racconto per immagini. È il secondo capitolo di una collaborazione avviata con il video-progetto Intercultura: il passo dei giovani.

Accanto ai video, le schede offrono un profilo completo di ciascun Paese: la presenza di quella comunità a Brescia e provincia, la collocazione geografica, la storia, l’economia, il quadro socio-politico, poi la lingua, la musica, la danza, le tradizioni, la cucina e la religione, con i link a video e ricette per approfondire. Non un riassunto enciclopedico, ma il materiale minimo per capire che cosa porta con sé chi abita accanto a noi.

Le schede si possono scaricare e i video si possono guardare su www.interculturabs.it, il portale nato dalla collaborazione tra la Diocesi di Brescia, l’Ufficio per la scuola e la Fondazione Comunità e Scuola, pensato come casa comune dei materiali per l’intercultura.

I video sono raccolti anche nelle playlist del canale YouTube Kiremba – Area Mondialità, da dove è facile condividerli o proiettarli in aula e in oratorio. 

Ogni anno, grazie alla collaborazione con l’Università Cattolica, se ne aggiungeranno altri.

Lo strumento è pensato per chi lavora con i ragazzi. Per gli insegnanti, perché una classe dove si parlano molte lingue ha bisogno di parole per dirlo. Per gli educatori dei CAG e dei doposcuola, che possono partire da una scheda per far raccontare i ragazzi stessi. Per le parrocchie, gli oratori, i gruppi di catechisti e gli adulti delle unità pastorali: conoscere le comunità che abitano il proprio territorio – le loro feste, i loro riti, il modo in cui vivono la fede – è il primo passo del cammino che come Diocesi abbiamo scelto, verso una pastorale migratoria interculturale.

«Se la multicultura è la condizione, l’intercultura è l’obiettivo a cui tendere», ha scritto il vescovo Pierantonio. Chi ci vive accanto porta con sé una storia. Conoscerla è già un modo di incontrarlo.

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