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In distribuzione da mercoledì 28 agosto presso l’emporio del Centro Oratori Bresciani la Lettera Pastorale del Vescovo Pierantonio per l’anno 2024-25 “Il battesimo: dono e opportunità – Uno sguardo alla vita cristiana in occasione del Giubileo”.

Non sarà sfuggito ai più attenti che sempre più persone decidono, anche nel nostro territorio, di non far battezzare i bambini. Lo scorso anno a tal proposito avevamo pubblicato alcuni dati che fotografavano bene la situazione. Dal 2007 ad oggi assistiamo a una riduzione del 10% dei battezzati: se nel 2007 i battezzati sul territorio erano il 65%, oggi sono il 54%. Ci stupiamo del crollo dei matrimoni, ma non abbiamo ancora la percezione del calo dei battesimi. Eppure parlare del Battesimo “significa parlare di ciò che ci riguarda nel profondo” come afferma mons. Tremolada. Con il Battesimo inizia la vita spirituale che trova la sua pienezza nella Chiesa. Anche a partire da queste motivazioni il vescovo Pierantonio ha deciso di dedicare la lettera pastorale 2024-2025 al tema del battesimo come dono e opportunità, per cercare, come annota nel prologo, di far percepire il senso profondo del sacramento e il suo valore per l’oggi. E lo fa rispondendo ad alcune domande, perché “c’è un’esigenza di chiarezza e consapevolezza che accomuna tutti”. Nella copertina della Lettera è stato scelto il fonte battesimale del Battistero di San Giovanni a Firenze. Anche le immagini che accompagnano lo sviluppo dei sei capitoli riprendono i mosaici realizzati dai maestri della scuola bizantina e terminati dai grandi maestri toscani, tra i quali Cimabue, Coppo di Marcovaldo e Meliore.

Eccellenza, perché parlare oggi del Battesimo?

Oggi è necessario parlare del Battesimo perché tutto ciò che ha a che fare con la fede non è più scontato. Siamo invitati a ritornare all’essenziale. Sono convinto che il Battesimo sia un dono e una opportunità. La presa di distanza avvenuta con il Battesimo è piuttosto la condizione per contribuire attivamente alla redenzione del mondo, al suo riscatto, al suo risanamento. La santità è, dunque, insieme un dono e un compito che si riceve con il Battesimo e che si è chiamati a ratificare con l’intera esistenza. Ad ogni battezzato la Chiesa dice con affetto: “Diventa ciò che sei!”.

Che cosa cambia tra l’essere battezzati e il non esserlo?

Essere battezzati significa essere diventati cristiani. Questa definizione che per tanti anni in un contesto cattolico è stata data per scontata ha bisogno di essere rinfrescata. La parola “cristiano” deriva da Cristo. I cristiani sono coloro che credono in Cristo. Sono due le caratteristiche che emergono all’inizio della storia del cristianesimo: i cristiani sono coloro che non hanno paura della morte e sono quelli la cui forma di vita è nuova. Occorre fermarsi un attimo a riflettere su cosa intenda la Parola di Dio quando tratta della morte e della vita. Questo ci permetterà di parlare con maggiore consapevolezza della paura della morte, della sua natura e delle sue ragioni, e di giustificare la possibilità del suo superamento. Mi pare importante intuire che con il Battesimo si è capaci, per grazia di Dio, di affrontare il senso della morte e di dare alla vita una forma particolarmente originale. Il Battesimo è una scelta libera per una vita libera.

Perché dovrei essere felice di essere stato battezzato?

Il Battesimo oggi più che mai è una scelta, una scelta libera per una vita libera. Il Battesimo introduce a una forma di vita che ha caratteristiche particolari. La persona viene messa nella condizione di sentirsi libera nel momento in cui decide. Ci sono dei condizionamenti inaccettabili che provengono dall’esterno e ci sono dei condizionamenti, che provengono dall’interno, più difficili da riconoscere, ma che hanno bisogno di essere considerati. Il Battesimo ci rende liberi. A chi viene battezzato è data la possibilità di amare come lui e in lui. L’amore stesso di Cristo lo ispirerà, lo incoraggerà, lo purificherà, lo conforterà. Sentirsi amati da Dio in Cristo e riuscire ad amare i fratelli nel suo nome, riuscire a farlo nel percorso travagliato della vita di ogni giorno, sarà il vero motivo di gioia di ogni discepolo del Signore. Per questo non si potrà non essere felici del proprio Battesimo. La gioia contraddistingue l’evento cristiano, cioè l’apparire del Cristo nel cuore della storia.

In che senso il Battesimo ci rende figli di Dio?

Che cosa significa precisamente essere figli di Dio? Il nostro pensiero e la nostra stessa immaginazione faticano a dare a questa verità una sua consistenza. Certo non si potrà pensare di poter fornire una spiegazione, ma sarebbe opportuno sapere dove indirizzare il cuore. È importante riscoprire il significato di un’affermazione che può suonare un po’ distante da noi e dalla nostra vita. Il rapporto con Dio è sempre stato determinante per le varie civiltà. Studiando la storia, ci si accorge che la dimensione religiosa è stata forse la più debole. Ci si è fatti di Dio un’immagine molto discutibile. In alcuni casi siamo arrivati a negare l’esistenza di Dio. Il battesimo avvia un’esperienza di Dio che va nella linea del riconoscimento della sua paternità. Questa paternità è la condivisione del sentimento che Gesù condivideva nei confronti di suo Padre. È qualcosa di misterioso ma sicuramente anche di affascinante.

Cosa significa che il Battesimo toglie il peccato originale?

Abbiamo ascoltato più volte la frase che il Battesimo toglie il peccato originale. Non è facile spiegarlo in poche parole. Mi permetto di rimandare alla lettura del testo della Lettera pastorale. Mi preme far intuire, però, la serietà del peccato. La Parola di Dio parla al singolare del peccato. I peccati sono l’esito finale di un processo enigmatico dove la libertà dell’uomo risulta condizionata da qualcosa che non riesce a spiegare. Come dice San Paolo si vede il bene, si desidera farlo, ma non lo si fa, si vede il male, non si vorrebbe farlo, ma lo si fa. Da qui dobbiamo partire per comprendere il senso del peccato. L’apostolo delle genti è colui che più di tutti ha riflettuto sull’esperienza del peccato. Lo ha fatto proprio a partire dalla sua vicenda personale. La dimensione originale del peccato rimanda a una sorta di complicità che rinvia all’origine: il male che facciamo conferma qualcosa che ci accomuna. In questo senso parliamo di peccato originale. La grazia è la vera risposta a questa enigmatica propensione al male, perché la grazia è potenza di bene. Il Battesimo “toglie il peccato originale” nel senso che attiva nel segreto del cuore un’esperienza di grazia. Nella misura della nostra libera disponibilità, cioè della nostra fede, questa grazia interviene a contrastare il peccato. Siamo liberi, possiamo decidere di fare il male, siamo purtroppo anche inclini a farlo. Il peccato per i battezzati è ancora possibile. E tuttavia non è ineluttabile. Non avrà l’ultima parola. Si potrà contrastarlo e vincerlo, perché in verità il Cristo lo ha già vinto con la sua morte.

Con il Battesimo si entra a far parte della Chiesa: perché dovremmo considerarlo così importante?

Ognuno di noi si è fatto un’idea della Chiesa. La Chiesa è composta da persone straordinarie che nei secoli hanno dato una testimonianza meravigliosa di sé. La Chiesa è prima di tutto la comunione dei Santi, l’insieme delle persone che hanno dimostrato al mondo la bellezza del Vangelo con una vita dove la carità, la speranza, l’attenzione ai più deboli, il senso del sacrificio e il servizio ai più poveri è diventato stile di vita. È importante distinguere tra la Chiesa e gli uomini che appartengono alla Chiesa. Purtroppo nella storia si constatano delle ferite, dei comportamenti inaccettabili di persone che fanno parte della Chiesa. Come disse Gesù a Pietro (“su di te io edificherò la mia Chiesa”), dobbiamo riconoscere che c’è una dimensione della Chiesa che oltrepassa i confini del nostro comprendere, ci consentirà di riconoscere il valore del battesimo ricevuto.

Perché battezzare i bambini?

Il Battesimo dei bambini è una scelta dei genitori. L’unica ragione che può portare i genitori a chiedere il battesimo è la convinzione che si tratta di un dono e di una opportunità. Ciò che si riceve deve essere riconosciuto come prezioso. Ha una dimensione di grazia che oltrepassa quello che possiamo comprendere. Occorre compiere un atto di fiducia. Siamo di fronte a una realtà i cui effetti saranno positivi in diverse direzioni: nell’esperienza di Dio come Padre, nell’esperienza della liberazione dal male, nell’esperienza dell’appartenenza alla Chiesa come testimone della vita nuova dei risorti. Tutto questo diventa possibile anche nel momento in cui non se ne ha conoscenza. È la ragione per cui un genitore sceglie di offrire questa opportunità a suo figlio. Il Battesimo è come un seme gettato nel terreno, che fiorisce nel tempo e porta il suo frutto; è la via nuova che viene offerta alla vita e che la renderà piena e felice; è il tesoro che si riceve in dono, di cui si potrà sempre disporre; è la sorgente scaturita all’inizio a cui si potrà sempre attingere; è la luce gentile che si accende nell’intimo e che mai si spegnerà.

Come celebrare bene il Battesimo?

Il Battesimo non è semplicemente una bella celebrazione. Tutto ciò che si fa ha un suo valore. Nella lettera metto in luce gli elementi che costituiscono il rito del battesimo. Ci sono dei gesti e dei segni. Al centro c’è l’immersione nell’acqua. Il rito romano prevede che l’acqua venga versata. È un’immersione nel mistero santo di Dio, nell’amore che unisce il Figlio al Padre nello Spirito Santo. L’acqua, con tutta la sua valenza simbolica, rimanda qui alla vita di Dio che si riceve per la potenza del Cristo risorto nello Spirito Santo, e alla purificazione che questa porta con sé. Si diventa figli di Dio adottivi, partecipi della santa umanità di Gesù, del suo cuore, dei suoi pensieri, dei suoi desideri. Lui stesso accompagnerà colui che camminerà sulla strada per lui aperta nel Battesimo. Nella Lettera pastorale presento anche gli altri segni significativi: la veste bianca, il cero, l’unzione con il sacro crisma… Vorrei concludere con una esortazione, che rivolgo in particolare ai sacerdoti ma che estendo a tutti. Nel prossimo anno pastorale avremo la grazia di vivere il Giubileo che – come dice papa Francesco nella lettera scritta per questo evento – “potrà favorire molto la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita di cui tutti sentiamo l’urgenza”. Questa rinascita è il dono che ci è stato offerto con il Battesimo e una opportunità sempre da riscoprire. Per questo avrei piacere che in questo anno pastorale si avesse nella nostra Diocesi la massima cura per la celebrazione del Battesimo dei bambini e che questa cura proseguisse poi anche negli anni successivi.

Venerdì 26 luglio, nel secondo anniversario della morte di mons. Bruno Foresti (6 maggio 1923 – 26 luglio 2022) e nel 35° della morte di mons. Luigi Morstabilini (15 settembre 1907 – 26 luglio 1989), il vescovo mons. Pierantonio Tremolada presiederà la Santa Messa in suffragio alle ore 18 in Cattedrale.

I sacerdoti che desiderano concelebrare devono avvisare la Segreteria Generale della Curia (030.3722253 – prenotazione@diocesi.brescia.it ) e presentarsi con camice semplice e stola viola.

Decreto sulla devozione a Maria Rosa Mistica

Nel dicembre 2019, nella località mariana delle Fontanelle è stato proclamato il “Santuario diocesano Rosa mistica-Madre della Chiesa”. La proclamazione avvenne durante una celebrazione eucaristica presieduta dall’attuale vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, destinatario oggi della lettera del Dicastero per la Dottrina della Fede. Le recenti Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali stabiliscono, come scrive nella Lettera alla Diocesi di Brescia, il card. Victor … Continua a leggere »

Visite guidate al Palazzo Vescovile

In occasione delle Giornate di valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico 2024, la Diocesi di Brescia offre un pomeriggio di visite guidate al Palazzo Vescovile, domenica 19 maggio in tre turni alle ore 15, 16 e 17. Per partecipare è necessario segnalare la propria presenza scrivendo a segreteriagenerale@diocesi.brescia.it Nella settimana precedente, è possibile visitare il Palazzo Vescovile con le visite organizzate da Centro Culturale 999, Associazione … Continua a leggere »

Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19

Per mantenere vivo il ricordo delle persone scomparse a causa della pandemia e in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19, l’Amministrazione comunale ha organizzato, lunedì 18 marzo alle ore 17, un momento di raccoglimento e memoria al Cimitero Vantiniano. Oltre alla Sindaca, sarà presente anche il Vescovo Pierantonio Tremolada. Visto che l’orario non permetterà a tutti di partecipare alla commemorazione, il … Continua a leggere »

S. Messa per il Sinodo e per le vittime delle guerre

Anche quest’anno, come nei tre anni precedenti, il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) propone di celebrare una Santa Messa per l’attuale Sinodo e per le vittime delle guerre che imperversano in Ucraina e in Terra Santa. La Conferenza Episcopale Italiana, aderendo all’iniziativa, propone di celebrare l’Eucaristia venerdì 1° marzo 2024. In quel giorno il Vescovo Pierantonio presiederà la celebrazione alle ore 8 in Cattedrale. … Continua a leggere »

Adoremus

Fino al 14 gennaio al Museo Diocesano si può ammirare la seconda edizione di “Adoremus“, la mostra promossa in collaborazione con la Quadreria BPER. L’esposizione, che ruota attorno al tema della contemplazione, presenta quattro opere: una icona ortodossa del XIX secolo, l’Adorazione dei pastori di Bernardo Licinio, Madonna col Bambino del Moretto e Madonna con Bambino, San Giorgio e San Nicola da Tolentino di Alessandro … Continua a leggere »

Fino al 14 gennaio al Museo Diocesano si può ammirare la seconda edizione di “Adoremus“, la mostra promossa in collaborazione con la Quadreria BPER. L’esposizione, che ruota attorno al tema della contemplazione, presenta quattro opere: una icona ortodossa del XIX secolo, l’Adorazione dei pastori di Bernardo Licinio, Madonna col Bambino del Moretto e Madonna con Bambino, San Giorgio e San Nicola da Tolentino di Alessandro Tiarini.

Un nuovo importante momento di gioia per la Chiesa bresciana. Sabato 28 ottobre alle 10 in Cattedrale, don Alessandro Nember, 43 anni originario di Paderno Franciacorta, riceverà dalle mani del vescovo Pierantonio Tremolada l’ordinazione sacerdotale. Il giorno successivo, domenica 29, il sacerdote sarà festeggiato dalla sua comunità, con la celebrazione della prima Messa alle 10 nella parrocchiale di San Pancrazio.

Laureato in Giurisprudenza, fa tesoro oggi di questa formazione. “Il percorso di studi e l’esperienza professionale come avvocato mi hanno permesso di maturare una prospettiva importante attraverso cui guardare all’uomo, una via di dialogo con la modernità da non sottovalutare. Il rischio è quello di una sorta di distacco tra l’annuncio evangelico e la comprensione contingente che l’uomo ha di se stesso oggi, nel rapporto tra fede e cultura. A questa consapevolezza sono giunto in una maturazione progressiva (non ancora terminata): dapprima, l’abbandono della professione legale si è radicata in una esigenza di povertà spirituale, prima che materiale. Gli studi filosofici e teologici poi mi hanno fornito strumenti preziosi per pormi le domande profonde”.

In Seminario, ha vissuto “anni belli e intensi, anche se ho iniziato il mio percorso di discernimento e di formazione in un’età più avanzata rispetto a quella cui si è abituati. Ma questo non ha significato sentirsi già arrivato ad un punto ben assestato, anzi. Credo di poter riconoscere – nella formazione in Seminario – un percorso di crescita; per esempio, questo è emerso nell’ascolto della Parola di Dio o nella dimensione della fraternità, entrambi indispensabili per la vita ecclesiale e sacerdotale. Oltre a tutto il resto”.


Durante l’ultima giornata del Convegno del Clero, il vescovo Pierantonio Tremolada ha presentato ai sacerdoti e ai diaconi la lettera pastorale 2023-2024 “Uomini e donne in cammino. Sulla Sinodalità”. La lettera è in vendita presso il Centro Oratori Bresciani (via Trieste, 13/c).

La Chiesa universale celebrerà il Sinodo dei vescovi dal 4 al 29 ottobre prossimi. Intanto prosegue un’ampia riflessione sulla sinodalità della Chiesa, proposta alle comunità cristiane di tutti i continenti. Spiega il Vescovo:

Intravedo tuttavia un rischio: che ai più non risulti così chiaro di cosa stiamo parlando, che quanto stiamo dicendo risulti distante dal vissuto quotidiano di tanti. Ho voluto personalmente fare il punto. Mi sono chiesto: cos’è per te la sinodalità? Che cosa hai capito sinora? Che cosa ti preme dire alla diocesi su questo punto? Non so voi che idea vi siete fatta al riguardo. Quando sentite la parola sinodalità a che cosa pensate? In questa lettera ho voluto dire ciò che io penso e ciò che ritengo importante per il nostro cammino di Chiesa. La sinodalità è un aspetto della vita della Chiesa che papa Francesco considera fondamentale per il tempo che stiamo vivendo. In un passaggio del suo discorso in occasione del cinquantesimo anniversario della istituzione del Sinodo dei vescovi, il 17 ottobre 2015, pronuncia una frase inequivocabile: ‘Il mondo in cui viviamo – dice – e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione. Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio’. L’affermazione è molto forte. L’indicazione è molto chiara. Occorre tuttavia capire bene in che cosa consiste precisamente questo cammino della sinodalità, cioè in che senso e in che modo la Chiesa di oggi e di domani è chiamata ad essere una Chiesa sinodale.

Una Chiesa per la missione

La Chiesa sa bene che esiste non per se stessa ma per l’annuncio e che quindi non deve mirare semplicemente alla sua sussistenza e tantomeno al suo benessere. La Chiesa non è un mondo chiuso, un ambiente riservato, una realtà esclusiva. Le due parole chiavi della Chiesa sinodale sono apertura e movimento. La Chiesa è sempre ‘in uscita’. Esiste per il mondo, per far conoscere all’intera umanità il Vangelo della salvezza, la grazia della redenzione, l’amore del Padre in Cristo Gesù.

Una Chiesa che vive la corresponsabilità.

La Chiesa del futuro sarà una Chiesa della corresponsabilità, dove ciascuno potrà e dovrà dare il suo contributo per il bene della propria comunità. Che la parrocchia coincida con il parroco e che dove non c’è il parroco non c’è la Chiesa è un’idea che ha fatto il suo tempo e che non era così corretta. La Chiesa siamo tutti noi che crediamo, che abbiamo ricevuto il Battesimo, che celebriamo insieme l’Eucaristia, che camminiamo come fratelli e sorelle e proviamo a trovare insieme le rispose alle domande che la vita pone. La sinodalità per definizione domanda la corresponsabilità. Potremmo dire che la esige.

Sulle scelte pastorali, ha sottolineato l’importanza dell’apertura e del dialogo con il mondo di oggi: la carità, i giovani, la cultura.

Sarà importante affrontare queste sfide con coraggio e con intelligenza, attraverso anche una riflessione e un confronto costanti. Sarà necessaria anche una metodologia di lavoro. C’è bisogno di dialogo sui grandi temi della vita, di risposte alle grandi domande, di passione per ciò che fa grande l’umanità. Non possiamo rassegnarci ad una superficialità che ci mortifica. Siamo una Chiesa che sta vivendo un processo di profonda trasformazione, che deve guardare avanti e deve saper parlare ai giovani ma deve anche accompagnare gli anziani. Non possiamo dimenticarlo. Anche questa è missione incarnata nell’oggi: tenere conto dei tempi e delle età della vita. Non siamo ancora al mondo di domani: siamo nel passaggio tra un presente e il futuro. Abbiamo il dovere di far sentire anche a chi è avanti negli anni la bellezza del Vangelo.