Category Archives: Progetti Missionari

Mozambico – Un nuovo salone per la comunità

Don Pietro e don Davide, due sacerdoti fidei donum in Mozambico, nella parrocchia di Mapinhane accompagnano, tra le altre, la zona pastorale di Mabote, una comunità viva e in crescita, che sta camminando con decisione e serietà per diventare una parrocchia autonoma. Il progetto riguarda la costruzione di alcuni ambienti semplici e flessibili, che si affiancherebbero alla casa parrocchiale che già c’è, pensati per rispondere ai bisogni concreti della comunità. Gli stessi spazi potranno accogliere, durante la settimana, un asilo per i bambini, offrendo loro un luogo sicuro e educativo, e diventare nei momenti opportuni luoghi di incontro e formazione per i catechisti e gli operatori pastorali provenienti anche dalle comunità più lontane.

 

La costruzione è pensata in modo modulare, così da poter essere ampliata in futuro, secondo le necessità e la crescita della comunità. Non si tratta solo di edifici, ma di mettere solide basi per una comunità che cresce passo dopo passo umanamente e spiritualmente. La comunità ha infatti bisogno di luoghi in cui poter crescere, in cui incontrarsi e che possano diventare dei punti di riferimento per le persone, indipendentemente dalla loro età. Una comunità che si incontra è una comunità che si dà l’occasione di poter crescere. Come molti altri paesi africani anche il Mozambico sta vivendo un momento di fermento politico, nelle piccole comunità c’è molto bisogno di ritrovarsi per poter sognare e costruire un cammino di speranza e pace.

 

 

 

 

 

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Bolivia – Al fianco dei più poveri

Don Valentino Busi, sacerdote bresciano incardinato nella Prelatura di Aiquile, opera in Bolivia da oltre 25 anni. Ispirato da Padre Ugo De Censi e dal movimento Operazione Mato Grosso, la sua missione a Pocona (Cochabamba) fonde l’aiuto materiale con un profondo progetto educativo basato sullo stile salesiano di Don Bosco. L’attività, inizialmente focalizzata su opere prettamente sociali — come la costruzione di infrastrutture, reti idriche, scuole e asili — si è gradualmente orientata verso l’ambito educativo. Unendo il sostegno materiale ai più indigenti, la missione mira a formare le future generazioni affinché siano, come diceva Don Bosco: “Buoni cristiani e onesti cittadini”. Il cuore dell’attività è l’oratorio, da cui sono nate scuole professionali e internati che ospitano attualmente circa 30 ragazzi e ragazze.

Qui i giovani apprendono mestieri artigianali: i ragazzi si specializzano nella lavorazione del legno e nella scultura, confluendo poi nella cooperativa “Familia Artesanal Don Bosco”, mentre le ragazze si dedicano a taglio, cucito e tessitura. L’impegno pastorale coinvolge ogni fine settimana circa 200 bambini, guidati dai giovani più grandi formati come catechisti. L’anno è scandito da percorsi educativi legati ai “tempi forti”: in Avvento, con il progetto “Navideños”, i piccoli imparano le prime preghiere e ricevono viveri per le famiglie; in Quaresima, i premi per l’impegno costante consistono in materiale scolastico. Attraverso queste iniziative e tradizioni come il presepe vivente, la missione sostiene concretamente la comunità locale, promuovendo una crescita umana e spirituale.

 

 

 

 

 

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Ciad – Un “dolce” progetto che diventa opportunità

Dopo quattordici anni trascorsi come insegnante di religione nelle scuole superiori di Brescia, Simon Ngomnan ha deciso di intraprendere una nuova missione nel suo Paese d’origine, il Ciad. Portando nel cuore il motto comboniano “salvare l’Africa con l’Africa”, Simon è partito a novembre per un soggiorno di dieci mesi con l’obiettivo di realizzare un sogno lungamente meditato: il progetto “Mielkoumra – Centro di Formazione e Produzione in Apicoltura”. Situato nella regione del Mandoul, su un terreno di sei ettari vicino alla città di Koumra, il centro non sarà solo un luogo di produzione, ma un vero modello di sviluppo sostenibile. L’iniziativa mira a formare giovani e donne nell’apicoltura, offrendo loro competenze tecniche e dignità economica attraverso la creazione di un laboratorio per la trasformazione del miele. Per Simon, le api sono simbolo di biodiversità e cooperazione: “Dove volano le api, la vita fiorisce” è il motto che guida l’impresa. Il progetto, sostenuto ufficialmente dalla Diocesi di Koumra e dal vescovo mons. Samuel Mbairabe Tibingar, richiede forza, costanza e dedizione. Tutti ingredienti che non mancano né a Simon né alla sua comunità.  Simon, bresciano d’adozione dal 2007 e padre di tre figli, unisce in questa sfida le sue due radici: la solidarietà appresa in terra bresciana e la volontà di riscossa della sua terra natale. Il “ponte” che sta costruendo non è solo economico, ma unisce fede, ecologia e giustizia sociale, trasformando il miele in uno strumento di rinascita per l’intera comunità.

 

 

 

 

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Burundi – Batte il cuore dell’ospedale di Kiremba

La Quaresima ancora una volta ci porta a Kiremba, ancora una volta ci porta in Burundi, a raccogliere la possibilità di sostenere questo progetto che continua ad accompagnare la nostra presenza qui. Oggi, con le realtà bresciane che accompagnano il cammino dell’ospedale, vogliamo sostenere alcune progettualità in particolare che ci possono aiutare a raggiungere i più poveri. Sostegno del Bureau Social e l’accesso alle cure per gli indigenti attraverso la collaborazione in ospedale delle Suore Ancelle della Carità. Qualità della Cura con  la possibilità di garantire all’ospedale la presenza di alcuni medici che accompagniamo e sosteniamo perché la struttura abbia un’alta qualità di cura.

La formazione e lo scambio offrendo la possibilità di accompagnare dei giovani medici specializzandi che da Brescia vivono qui un’esperienza professionale, ma anche umana. Non ultima, la lotta alla Malnutrizione: come già preannunciato lo scorso anno, il progetto aiuta ad accompagnare i centri di salute sul tema specifico della malnutrizione. Sono tante cose che, attraverso la nostra collaborazione e la nostra condivisione, aiutano questo luogo a dare quel qualcosa di più. Un luogo nato da una lunga storia di presenza bresciana, nato da una passione per l’uomo che ritroviamo nelle parole di San Paolo VI. Tutto questo continua ad essere possibile anche attraverso quello che ciascuno di voi potrà continuare a offrire, anche in questa Quaresima, condividendo e facendo di questa condivisione un pezzo di vita per questo popolo e per questa Chiesa.

 

 

 

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Brasile – Un emporio a quattro ruote nella foresta Amazzonica

Dalla collaborazione tra la Diocesi di Brescia e quella di Milano nasce una risposta concreta alla povertà estrema di Macapá, in Brasile. Qui, don Walter Cazzaniga e don Davide Chiaramella, sacerdoti fidei donum, hanno dato vita a un innovativo emporio alimentare mobile per sostenere oltre 400 famiglie della periferia nord-ovest. A differenza dei centri di distribuzione fissi, il progetto utilizza un pulmino per raggiungere capillarmente le comunità più distanti, superando le difficoltà logistiche della regione. Il sistema si basa sulla dignità della scelta: grazie a tesserini di diverso colore (verde, arancio e rosso), i beneficiari possono selezionare da 6 a 10 prodotti tra 18 diverse tipologie di alimenti, come riso, fagioli e latte in polvere, in base alle reali necessità del nucleo familiare.

Ogni incontro non è solo assistenza, ma un momento di ascolto e preghiera, dove i volontari tessono relazioni umane profonde. La cosa importante è che al momento della consegna, la prima cosa che viene fatta è un momento di preghiera molto seguito: canto, lettura del Vangelo, un commento da parte della suora o del sottoscritto o del ministro della parrocchia, e poi il Padre Nostro tutti insieme. Si è fatto un lavoro di formazione con i volontari (sono circa 30-35, ciascuno per ogni comunità) per conoscere le famiglie, visitarle, prendere nota delle fatiche e delle difficoltà. Con questo progetto, sostenuto anche dalla generosità bresciana, cerchiamo di trasformare il cibo in uno strumento di speranza e giustizia sociale.

 

 

 

 

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Albania – Per i carcerati

Le carceri albanesi ospitano circa 2.800 detenuti, di cui 980 sono in espiazione di pena. L’Italia ha un interesse specifico nel garantire che almeno i detenuti condannati vengano trasferiti e scontino la pena nel loro paese di origine. In Albania, le condizioni carcerarie sono state oggetto di attenzione e preoccupazione, con segnalazioni di sovraffollamento e problemi di igiene e salute. Negli ultimi anni, sono stati effettuati lavori di ristrutturazione in alcune strutture, come i reparti Amenano e Simeto del carcere di Catania, tra il 2000 e il 2004 secondo il Ministero della Giustizia. Questi interventi hanno riguardato principalmente la riqualificazione di aree specifiche, ma le problematiche generali del sistema carcerario albanese persistono. Le Rassegna Penitenziaria e Criminologica ha evidenziato l’importanza di trovare soluzioni per migliorare le condizioni di vita dei detenuti e garantire il rispetto dei diritti umani.

Don Matteo, nella diocesi di Rreshen, vorrebbe essere segno tangibile di speranza per i detenuti all’ interno del Carcere di Burrel con due proposte: piccoli laboratori e cure mediche-dentistiche. La prima vuole incentivare lavori di artigianato che permettono il recupero della dignità di ogni persona mentre la seconda vuole offrire le cure mediche e dentistiche a chi è abbandonato dalla famiglia o non può essere aiutato per la condizione di povertà. Purtroppo all’ interno del Carcere di Burrel molti detenuti sono lasciati soli e inoltre non possono permettersi cure per cui si aggiungono sofferenze ad altre sofferenze. Piccoli gesti di carità possono non solo alleviare la durezza del carcere ma accendere la speranza a chi sperimenta ogni giorno la triste realtà della reclusione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Uganda – Per le donne malate e abbandonate

In Uganda, l’HIV/AIDS ha un impatto significativo, specialmente sulle donne. Le donne costituiscono una parte significativa della popolazione affetta da HIV e sono particolarmente vulnerabili a causa di fattori sociali e di genere. La lotta all’AIDS in Uganda richiede un approccio che tenga conto delle specifiche esigenze delle donne, compreso l’accesso a servizi di prevenzione, cura e supporto.

Impatto dell’HIV/AIDS sulle donne in Uganda:

  • Vulnerabilità: le donne sono spesso più vulnerabili all’infezione a causa di fattori come la povertà, la mancanza di potere decisionale nelle relazioni, la violenza di genere e le norme sociali che limitano il loro accesso all’informazione e ai servizi sanitari.
  • Trasmissione madre-figlio: le donne incinte affette da HIV possono trasmettere il virus ai loro bambini durante la gravidanza, il parto o l’allattamento. La prevenzione della trasmissione madre-figlio è quindi un aspetto cruciale della lotta all’AIDS in Uganda.
  • Stigma e discriminazione: le donne affette da HIV spesso affrontano stigma e discriminazione, che possono rendere difficile l’accesso ai servizi sanitari e compromettere la loro qualità di vita.

Michele Filippini, missionario laico bresciano fidei donum nella Diocesi di Lira, ci chiede un aiuto per migliorare la qualità della vita e l’inclusione sociale di vedove affette da HIV, attraverso assistenza sanitaria, supporto psicologico e programmi di sviluppo economico. Gli obiettivi sono garantire l’accesso alle cure e al trattamento per la gestione dell’HIV, offrire supporto psicosociale per affrontare la povertà, prendersi cura dei propri orfani e fornire un avvio economico sostenibile per promuovere l’indipendenza finanziaria. I destinatari saranno le vedove affette da HIV con priorità a quelle con figli e che vivono in condizioni di vulnerabilità economica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Perù – Un tetto per la Chiesa di Victor Raul

Giovanna, missionaria laica nella regione costiera nel nord del Perù, ci chiede una mano. Nel paesino di Víctor Raúl, dove si trova la “Casa de la Juventud”, una chiesa c’è, ma non è mai stata terminata. Si era dato inizio ai lavori di costruzione ma è rimasta una struttura solo con muri in puro mattone, finestre senza vetri, un pavimento di sabbia, una parte cementata per l’altare, un portone d’ingresso e una semplicissima sacrestia sotto chiave. Una struttura così, rende difficile educare al raccoglimento adatto a momenti di preghiera e celebrazioni. Nessuno ha mai pensato di terminare questa struttura sia per la mancanza di senso di appartenenza dovuto a come è nato Víctor Raúl sia per il contesto economico. Però, perché non aiutare questa comunità iniziando dal tetto?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Burundi – Per i malnutriti di Kiremba

Medicus Mundi Italia è legata al Burundi dal 1968, anno di nascita dell’ospedale «Renato Monolo» della Diocesi di Kiremba, divenuto ospedale di riferimento per il Distretto. Il Burundi è uno dei Paesi più poveri al mondo: l’80% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari al giorno e l’aspettativa di vita alla nascita è di soli 57,9 anni. Circa una famiglia su due soffre di insicurezza alimentare e la malnutrizione infantile è estremamente diffusa. Nell’area del Distretto di Kiremba, che comprende più di 340.000 abitanti, la situazione sanitaria e l’accesso ai servizi di salute di base sono precarie, con problematiche legate alle condizioni di povertà diffusa. I fattori che incidono negativamente sulle condizioni sanitarie della popolazione includono: la carenza di servizi di prevenzione, le difficoltà di accesso alle strutture sanitarie dovute alle distanze, la scarsità di attrezzature sanitarie adeguate, un livello di preparazione del personale non adeguato, la scarsità di fonti di acqua pulita e la disponibilità limitata di elettricità. Inoltre, per tutto il Distretto, è disponibile una sola ambulanza e le strade che collegano i CdS all’ospedale sono in pessime condizioni per la mancanza totale di manutenzione.

Proprio per questo, si rinnova il legame e il cammino con l’Ospedale “Renato Monolo di Kiremba” in Burundi, un luogo fortemente legato alla nostra storia missionaria e un luogo ancora caratterizzato da alcune forti povertà, sulle quali vogliamo continuare a offrire il nostro contributo. Ancora oggi molti bambini si presentano a Kiremba, ai diversi servizi dell’ospedale vittime della malnutrizione e, molto spesso, questi piccoli appartengono alle fasce più deboli e indigenti della popolazione. Insieme alla rete delle realtà bresciane continuiamo a lavorare per Kiremba mettendo in atto un progetto che ci consenta la presa in carico dei piccoli indigenti malnutriti offrendo a loro e alle loro famiglie le prime cure e l’inizio di un percorso di accompagnamento per uscire da questa situazione. Insieme alla diocesi, il progetto è seguito da Medicus Mundi Italia e dalla nostra associazione in loco, Kura Neza (in kirundi “crescere bene”).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Filippine – Per gli orfani di Palo

La situazione degli orfani nelle Filippine è complessa, con diversi fattori che contribuiscono alla loro vulnerabilità. Si stima che milioni di bambini vivano in condizioni di strada, alcuni con legami familiari, altri completamente abbandonati. La criminalità, la povertà e la mancanza di accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria sono alcune delle sfide principali.  
Un rapporto del 1998 stimava circa 1,5 milioni di minori che vivevano o lavoravano stabilmente per le strade. Questi bambini rientrano in diverse categorie: alcuni lavorano ma hanno una casa a cui tornare, altri vivono stabilmente per strada, e una piccola percentuale è completamente abbandonata e senza legami familiari. La povertà, la mancanza di opportunità educative e la criminalità sono fattori che contribuiscono alla condizione di vulnerabilità dei bambini nelle Filippine. Purtroppo i bambini di strada sono esposti a rischi come sfruttamento, abuso e violenza. 
Sr. Mary Jerome Irlandez, Suora Francescana nell’arcidiocesi di Palo, attraverso la comunità filippina di Brescia, ci chiede una mano per continuare l’opera verso gli orfani della struttura che segue da tempo. Sono bambini che devono essere accompagnati e sostenuti in tutte le loro necessità: da quelle sanitarie a quelle scolastiche. Vengono da famiglie che li hanno abbandonati o da situazioni in cui entrambi i genitori sono morti: storie dolorose che i bambini purtroppo si ritrovano a dover affrontare e che Suor Mary si impegna ad accompagnare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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