Semi di speranza nell’avventura della scienza

Università Cattolica – Aula Magna, Via Trieste 17 (Bs) – 15 aprile 2025 – ore 15.00.  Viviamo in un’epoca di grandi progressi scientifici che aprono orizzonti fino a qualche anno fa impensabili, ma che contengono in sé anche diversi rischi e alimentano paure diffuse. In questo appuntamento dialogheremo con alcuni illustri rappresentanti del mondo della scienza su come i progressi della ricerca possano essere davvero … Continua a leggere »

Università Cattolica – Aula Magna, Via Trieste 17 (Bs) – 15 aprile 2025 – ore 15.00. 

Viviamo in un’epoca di grandi progressi scientifici che aprono orizzonti fino a qualche anno fa impensabili, ma che contengono in sé anche diversi rischi e alimentano paure diffuse.

In questo appuntamento dialogheremo con alcuni illustri rappresentanti del mondo della scienza su come i progressi della ricerca possano essere davvero orientati al bene comune contribuendo a ricucire la distanza tra il mondo scientifico e il resto della società.

Scuola di Preghiera – 3° passo

“Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1) Mercoledì 10 – 17 – 24 aprile e giovedì 2 maggio 2024, dalle ore 20.45 alle ore 22.15 nel Duomo Vecchio di Brescia si terrà il terzo itinerario della Scuola di Preghiera guidata da don Sergio Passeri, don Enrico Malizia e don Daniele Mombelli. Attraverso questo percorso, avremo la possibilità di imparare a vivere e a gustare l’Eucaristia, la … Continua a leggere »

“Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1)

Mercoledì 10 – 17 – 24 aprile e giovedì 2 maggio 2024, dalle ore 20.45 alle ore 22.15 nel Duomo Vecchio di Brescia si terrà il terzo itinerario della Scuola di Preghiera guidata da don Sergio Passeri, don Enrico Malizia e don Daniele Mombelli.

Attraverso questo percorso, avremo la possibilità di imparare a vivere e a gustare l’Eucaristia, la Riconciliazione e l’intercessione a Maria.

Per maggiori informazioni:

030. 37 22 245

Scuola di Preghiera

Un cuore che prega

L’Ufficio per gli Oratori, i Giovani e le Vocazioni della Diocesi, in collaborazione con il Seminario diocesano e il Centro Oratori Bresciani, propone una Scuola di Preghiera dal titolo “Un cuore che prega” nelle serate di mercoledì 11, 18, 25 maggio e 1 giugno 2022, alle ore 20.30 nel Duomo Vecchio di Brescia. Il momento di preghiera sarà guidata da don Sergio Passeri, don Enrico … Continua a leggere »

Corso di archivistica 2023

Scoperti tra le carte.

Inseguire profili di vita di donne e uomini tra i documenti

La ricerca effettuata sui documenti permette di ricostruire i grandi contesti e l’evoluzione delle grandi pagine della storia, ma spesso consente anche di inseguire le tracce di uomini e donne che, non necessariamente, sono stati alla ribalta dei loro tempi. È anche a partire dalle microstorie che si disegnano i contorni di grandi panorami. Il corso intende dunque valorizzare la ricerca compiuta su fonti d’archivio, … Continua a leggere »

Questa scheda ha lo scopo di raccogliere informazioni sul legame tra le parrocchie della diocesi e le realtà territoriali che si occupano di disabilità. I dati raccolti serviranno per conoscere meglio la presenza di persone con disabilità nella vita pastorale, le esperienze già attive e le eventuali richieste di accompagnamento o formazione rivolte al Servizio diocesano.

 

Sapientia Crucis

Itinerario di Quaresima 2024 rivolto al mondo dell’Università Proseguono le iniziative per la Quaresima 2024 proposte dal Centro pastorale dell’Università Cattolica di Brescia, rivolte in modo particolare agli studenti, docenti e operatori. Il 13 marzo la dott.ssa Francesca Contessi, laureata in Filologia moderna, rifletterà sul tema “L’uomo-Dio immagine del Creato. Gesù Cristo secondo Ildegarda di Bingen”. La santa Messa in preparazione alla Pasqua sarà celebrata … Continua a leggere »

Santi Filastrio e Gaudenzio, vescovi

Di origine non bresciana, san Filastrio era considerato fondatore della Chiesa bresciana già in un panegirico del suo successore san Gaudenzio. Ancora presbitero, san Filastrio era stato chiamato ad assistere i cattolici milanesi durante l’episcopato ariano di Aussenzio. Trasferitosi a Roma, compose un trattato contro le eresie; quindi, prima del 381, divenne vescovo di Brescia e morì dopo il 387. Settimo vescovo di Brescia e successore immediato di san Filastrio, di cui si proclamava filius e di cui era forse stato discepolo, san Gaudenzio venne eletto vescovo mentre si trovava in Oriente e venne consacrato da sant’Ambrogio. Nel 406 san Gaudenzio è inviato in Oriente per tentare, inutilmente, di evitare la seconda condanna di san Giovanni Crisostomo. Resse la diocesi bresciana per almeno quattordici anni, dato che ricordava di aver commemorato quattordici volte il predecessore. Autore di un Corpus di discorsi, per le sue relazioni interecclesiali e per la notorietà dei suoi scritti san Gaudenzio rivestì il ruolo di personalità eminente nella Chiesa del tempo.
Le reliquie di san Filastrio sono venerate in Cattedrale, dove si conserva anche il suo “pastorale”. Le reliquie di san Gaudenzio sono venerate nella parrocchiale di S. Giovanni Evangelista, a Brescia, e nella parrocchiale di Mompiano.

Dal Comune dei Pastori.

Ufficio delle letture

Prima lettura

Dalla prima lettera ai Tessalonicesi di san Paolo, apostolo (2, 1-13.19-20)

Voi ricordate la nostra fatica

Voi stessi, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. Ma, dopo aver sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.
Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.
Infatti chi, se non proprio voi, è la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui vantarci davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta? Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia!

Responsorio – 2Tm 4, 7.8; 1, 12

℞. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede: * ora mi resta soltanto la corona di giustizia.
℣. So in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato:
℟. ora mi resta soltanto la corona di giustizia.

Seconda lettura

Dal «Discorso» di san Gaudenzio sulla vita esemplare del suo predecessore san Filastrio (Sulla vita e la morte del beato Filastrio, suo predecessore, in San Gaudenzio di Brescia, Discorsi, Roma 1991, 481-482)

Figlio dei patriarchi: compagno nella fede e imitatore nella vita

Oggi, carissimi, ricordandoci delle promesse di Cristo, noi rendiamo il dovuto omaggio al beato Filastrio, come a una persona realmente viva. Egli infatti è figlio dei patriarchi, perché di essi è compagno nella fede e imitatore della vita. Davvero gli esempi della sua fede e della sua condotta rivelano in lui un autentico figlio del grandissimo Abramo. Lo stesso Filastrio, infatti, credendo a Dio con fede assoluta e totale, uscì dal suo paese, dalla sua parentela e dalla casa di suo padre, per seguire continuamente la parola di Dio, libero da ogni condizionamento terreno. Ed è per questo che egli meritò di conseguire ben presto ciò che intendeva seguire senza indugi. Seppe infatti coltivare una singolare morigeratezza e, attraverso l’assidua frequentazione del testo sacro, attinse con brama la sapienza divina, riponendo la sua vera ricchezza nel Cristo, in cui si trovano celati tutti quanti i tesori della sapienza celeste. Dopo aver saziato di essi le profondità del suo desiderio (imbevuto com’era di celesti desideri), una volta creato da parte del suo presbiterio dispensatore della parola di Dio, non volle minimamente trascurare la grazia divina. E così raggiungendo quasi ogni parte del mondo romano, annunciò la parola di Dio, come perfetto imitatore dell’apostolo Paolo. Infine, dopo tutti quei giri alla ricerca di anime da salvare, lo accolse degnamente Brescia, a quel tempo ancora selvatica, ma bramosa di dottrina, ancora priva certamente di scienza spirituale, ma lodevole per la sete di apprenderla.
Da buon agricoltore evangelico, egli estirpò con tenacia, fin dalle radici più profonde, la fitta boscaglia dei più diversi errori e, chinandosi con alacrità sull’aratro della dottrina, rivoltò con tutte le sue energie l’inerte terreno e – solco dietro solco – mutò le più squallide zolle in rigogliosi maggesi, spargendo abbondantemente nel loro grembo il seme dei precetti vitali.
Fin qui abbiamo delineato brevemente lo slancio della fede di Filastrio e l’imponenza del suo ministero pastorale. Vogliamo adesso ricordare, o carissimi, come l’ardore fiammante del suo animo seppe altresì manifestare una straordinaria mitezza nella sua esemplare attività, cosicché in lui l’elevatezza mirabile del suo sapere fu pure sublime per umiltà e la somma conoscenza delle realtà celesti fu completamente digiuna di quelle terrene. Era infatti alieno da ogni vana gloria mondana e ardente promotore dell’onore divino, ricercando non il proprio interesse, ma quello di Gesù Cristo. Calpestando le amicizie e i favori mondani, era sempre intento al servizio di Dio e impegnato nel dialogo con tutti. Era a un tempo rapidissimo nei momenti di sdegno, aperto alla compromissione, capace di vincere con la pazienza e di trionfare con la sua carica umana: severo nel correggere, affabile nel condonare, liberissimo nell’agire: disponibile a tutti con ammirevole bontà, senza preclusione di età, di condizione e di sesso, ma semmai più propenso verso tutte le persone più umili.
Egli stesso vestiva dimessamente, ma con estrema pulizia: accettevole senza ricercatezza, schivo senza alterigia, tale insomma da evidenziare la purezza dell’animo anche senza che lui stesso ne fosse preoccupato. Abbiamo così accennato per sommi capi alle virtù di questo uomo di Dio. Onoriamo pertanto col dovuto omaggio il ricordo di un sacerdote così degno, perché anche con la sua intercessione possiamo ottenere più facilmente tutti quei beni che domandiamo alla misericordia del Signore.

Responsorio – 1Ts 2, 8; Gal 4, 19

℞. Così affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita: * perché ci siete diventati cari.
℣. Per voi soffro le doglie del parto, finché non sia formato Cristo in voi,
℞. perché ci siete diventati cari.

Inno

Te Deum

Orazione come alle Lodi mattutine.

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Filastrio e Gaudenzio, maestri di sapienza,
hanno sparso con abbondanza il seme della verità che illumina e dona vita.

Orazione

O Dio, pastore e guida dei credenti, che hai chiamato i santi Filastrio e Gaudenzio a illuminare la Chiesa bresciana con la parola e a formarla con la testimonianza della vita, fa’ che custodiamo la fede che ci hanno insegnato e seguiamo la via che hanno tracciato con l’esempio. Per il nostro Signore.

Ora media
Antifone e salmi del giorno dal salterio, lettura breve dal Comune dei pastori, orazione come alle Lodi mattutine.
Vespri

Ant. al Magn. Filastrio e Gaudenzio, servi buoni e fedeli,
avete custodito con amore il gregge a voi affidato;
ora ricevete la ricompensa dall’eterno Padre
che avete servito nei fratelli.

Orazione come alle Lodi mattutine.

Santi Faustino e Giovita, Martiri

Forse per iniziativa del vescovo san Latino (sec. IV), sorse a Brescia sulla via Cremonensis nei pressi di un cimitero un luogo di culto legato alla presenza delle reliquie dei martiri Faustino, Giovita e Afra, dei quali si ignora la provenienza e che la tradizione ha in seguito connotato come martiri di origine bresciana, ivi uccisi e sepolti. L’esistenza di un santuario martiriale di S. Faustino ad sanguinem è comunque piuttosto antica: ne parla san Gregorio Magno nei suoi Dialoghi (sec. VI). Nel IX secolo i corpi dei martiri Faustino e Giovita furono trasportati nella chiesa di S. Faustino Maggiore a Porta Pile, dove si trovano tuttora. Il culto di Faustino e Giovita a Brescia si sarebbe diffuso intorno al VI secolo.
A partire dal 1485, in sostituzione dei Santi Vescovi Filastrio e Apollonio, i martiri Faustino e Giovita sono considerati patroni della Diocesi e della città. Le loro reliquie sono venerate nell’omonima chiesa a Brescia.

Dal Comune di più martiri.

Dove si celebra la solennità

Primi Vespri

Ant. al Magn. Faustino e Giovita sono accolti in cielo
tra le lodi degli angeli.
Esultiamo e rallegriamoci nel celebrare questo giorno santo.

Invitatorio

Ant. Venite, adoriamo il re dei martiri, Cristo Signore.

Salmo invitatorio come nell’Ordinario.

Ufficio delle letture

Prima lettura

Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo (8, 18-39)

Nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù

Fratelli, io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati.
Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.
Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Responsorio – Lc 6, 27-28; Mt 5, 45.48

℞. Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male * affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli.
℣. Siate perfetti, come è perfetto il Padre, * affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli.

Seconda lettura

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Opere, Roma 1986, Discorsi/5, 329, 815-817)

Preziosa è la morte dei martiri comprata con il prezzo della morte di Cristo

A causa delle gesta gloriose dei santi martiri, da cui ovunque fiorisce la Chiesa, con i nostri stessi occhi attestiamo quanto sia vero quel che abbiamo cantato, che «è preziosa davanti al Signore la morte dei suoi Santi» (Sal 115, 15); poiché davanti a noi è preziosa, lo è pure davanti a colui per il nome del quale si verificò. Ma il prezzo di queste morti è la morte di uno solo. L’Uno che morì quante morti acquistò e, se non fosse morto, come si sarebbe moltiplicato il chicco di frumento? Avete ascoltato quali furono le sue parole nell’approssimarsi alla passione, vale a dire, nell’approssimarsi alla nostra redenzione. «Se il chicco di frumento, caduta a terra, non sarà morto, rimane solo, se invece sarà morto, porta molto frutto» (Gv 12, 24-25). Sulla croce egli trattò infatti un grande affare, ivi fu aperto il sacchetto del nostro prezzo: quando fu aperto il suo fianco dalla lancia di chi la vibrò, di lì fece scaturire il prezzo del mondo intero. Furono comprati i fedeli e i martiri: ma la fede dei martiri venne messa alla prova; il sangue è il testimone. Restituirono quel che fu speso per loro, e adempirono ciò di cui parla san Giovanni: «Come Cristo ha dato la vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1Gv 3, 16). E altrove si dice: «Quando siedi ad una lauta mensa, bada con attenzione a quel che ti si pone davanti, poiché conviene che tu prepari altrettanto» (Prov 23, 1-2). È lauta la mensa, dove le vivande sono il padrone stesso della mensa. Nessuno dà in cibo se stesso ai convitati: Cristo Signore lo fa: egli invita, egli il cibo e la bevanda. Si resero consapevoli, dunque, i martiri di che si nutrivano e che bevevano, al fine di ricambiare tali cose.
Ma come avrebbero potuto ricambiare tali cose se colui che per primo fece le spese non avesse concesso di che ricambiare? Al riguardo, che ci raccomanda nel Salmo, dove abbiamo trovato scritto e abbiamo cantato: «È preziosa davanti al Signore la morte dei suoi santi?» (Sal 115, 15). Là prese a considerare, l’uomo, quanti beni aveva ricevuto da Dio, abbracciò con lo sguardo quanti i doni di grazia dell’Onnipotente, che lo creò, che lo cercò perduto, che perdonò quando l’ebbe trovato, che lo sostenne mentre lottava con le sue deboli forze, che non si sottrasse a lui in pericolo di perdersi, che lo coronò vincitore, che gli diede in premio se stesso. Considerò tutto questo e finì per esclamare: «Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha ridato?» (Sal 115, 12). Non voleva essere ingrato, voleva ricompensare ma non aveva con che farlo. Non disse: Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato, ma: per quanto mi ha ridato. Non ha dato, ma ha ridato. Se ha ridato, da parte nostra avevamo un credito. Veramente il nostro credito erano i nostri mali ed egli ha ridato i suoi beni.
Ha ridato infatti beni per mali, mentre noi potevamo rendere mali per beni. L’uomo cerca perciò cosa possa rendere; è angustiato non trovando come pagare il debito: «Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha ridato»? E quasi abbia trovato cosa rendere, dice: «Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore» (Sal 115, 13). Che vuol dire questo? Intendeva certamente di restituire. Vuole ancora avere: «Prenderò il calice della salvezza». Che calice è questo? Il calice della passione, amaro e salutare: quel calice che l’infermo avrebbe paura di toccare, se non l’avesse già bevuto il Medico. È proprio quello il calice: lo riconosciamo, questo calice, sulle labbra di Cristo che dice: «Padre, se è possibile, passi da me questo calice» (Mt 26, 39). Infatti anche i figli di Zebedeo, per mezzo della madre, pretesero sedi di alto prestigio, in modo da sedere l’uno alla destra, l’altro alla sinistra di Cristo, che replicò loro: «Potete bere il calice che berrò io?» (Mt 20, 22). Voi mirate in alto? È attraversando la valle che si giunge al monte. Volete una sede di grandezza? Bevete prima il calice dell’umiltà. Di questo calice dissero i martiri: «Prenderò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore» (Sal 115, 13). Non temi allora di non riuscirvi? «No», risponde. Perché? Perché «invocherò il nome del Signore». Come potrebbero essere vittoriosi i martiri se in loro non vincesse colui che disse: «Rallegratevi, perché io ho vinto il mondo?» (Gv 16,33). L’imperatore celeste guidava la loro mente e la loro parola e, per mezzo di loro, vinceva il diavolo sulla terra e coronava i martiri in cielo. Beati quanti hanno bevuto così questo calice! Ebbero termine le sofferenze e ricevettero gli onori. Perciò, carissimi, siate vigilanti: considerate con la mente ed il cuore ciò che rimane invisibile all’esterno, e notate perché «è preziosa davanti al Signore la morte dei suoi santi» (Sal 115, 15).

Responsorio – Cfr. Sal 115, 15

℞. Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli.
* Partecipiamo con loro al calice della salvezza e invochiamo il nome del Signore.
℣. Hanno riconosciuto nel pane, colui che fu crocifisso; nel calice, il sangue sgorgato dal suo fianco.
* Partecipiamo con loro al calice della salvezza e invochiamo il nome del Signore.

Inno

Te Deum

Orazione come alle Lodi mattutine

Lodi mattutine

Ant. al Ben. Benedetto il Signore che nella fatica ci dà sollievo,
nella fame ci nutre, nel dolore ci visita.

Orazione

Dio onnipotente ed eterno, che ai santi martiri Faustino e Giovita hai dato la grazia di soffrire per Cristo, sostieni la nostra debolezza con il tuo aiuto: come essi non esitarono a morire per te, così anche noi possiamo vivere da forti nella confessione del tuo nome. Per il nostro Signore.

Ora media

Antifone e salmi del giorno dal salterio, lettura breve dal Comune di più martiri, orazione come alle Lodi mattutine.

Secondi Vespri

Ant. al Magn. Ecco i santi che, per amore di Cristo,
hanno disprezzato le minacce degli uomini.
Ora esultano con gli angeli nel Regno dei cieli.

Orazione come alle Lodi mattutine.